mercoledì 24 gennaio 2007

MONICA

Da dove comincio? Panna mi/ci scrive: rega ho dato i vs indirizzi ad una giornalista, vedete un po' che vi va di fare. Panna è sempre poco direttiva. Anzi, non è direttiva proprio. Cmq la ragazza scrive, oggetto Intervista?, dice cara signora blogger, mi dica lei, con voi bloggers mica si sa se vi piace o no mostrarvi, se le va mi chiami che si fa due chiacchiere. Ha letto il mio libro. Ha letto pure il blog. E mi offre qualcuno a cui parlare.

 Siamo alla fine dell'ambulatorio, ho del tempo, il telefono è lì, e chiamo. due chiacchiere. La ragazza è gradevole, io sono una logorroica, si sa. Poi dice: mi mandi una foto. Io di foto ne ho giusto una, di una paio d'anni fa, ma forse la misura non è giusta. Non me le faccio, le foto. E mio marito fotografa i paesaggi, con me in un angolino, talvolta pure di spalle, sapete la pubblicità della sicilia? un po' più in là chè mi copri il castello di Miramare.
Dunque che si fa?
Vabbè, forse è meglio così, mi lavo i capelli e mi faccio una foto. Poi dico: me li liscio pure, almeno un poco. E poi: forse dovrei mettere un po' di fondotinta. Cerca il fondotinta. C'è un avanzo in uno scatolino, di quelli compact. Lo bagno e mi intonaco. E' poco, ma basta. Ora che si fa? Trucco gli occhi? Meglio di no, sono vent'anni che non lo faccio, mica mi riesce più bene. Mascara si, lo metto. E poi un lucidalabbra. (Questa è la parte più difficile. Sono sfornita di rossetti. Il marito è allergico ed io preferisco essere baciata piuttosto che guardata.)
Ora la foto? Chi mi fa la foto? Nessuno.
Ci provo da sola, un vero schifo. Poi ci prova il piccolo. Povero, lui ce la mette tutta, ma che robaccia!
Dopo un paio d'ore, a trucco già andato, mi fotografa il marito. Vergognoso! Cosa ci fanno le mie tette in primo piano? La faccia mi devi fotografare, la faccia. Aspettiamo che torni il grande, vediamo se viene fuori qualcosa di decente.

Una ventina d'anni fa la Claudia venne fotografata per la stessa rivista per cui lavora Monica. Ci misero una mattina intera, la truccarono, la vestirono, la illuminarono e la fotografarono un centinaio di volte. Una roba professionale. Intervistarono anche lei. Una donna nel Mensa, un QI stratosferico, e poi bella e giovane, insomma. Lei disse quello che pensava, qualcuno prese cappello, e la sua carriera in banca finì nel cestino del rusco in via definitiva. Non una cosa molto intelligente, vero?
Ora mi piglia l'ansia. Cosa avrò detto a quella simpatica ragazza? Avrò offeso qualcuno? Chi prenderà cappello?
Poi mi consolo. In dieci righe, o venti, chè di più non credo saranno, spero di non offendere nessuno. E la ragazza aveva l'aria sensata, penso di potermi fidare.
Peccato per la foto. Quella vecchia le mando. Ci ha pure messo le mani Adriano e mi ha cancellato le occhiaie, se ben ricordo. E magari anche una delle nuove. Non quella con le tette in pole position. Tanto se la vogliono migliorare un po' lo sanno fare meglio di me.


Ah, di che abbiamo parlato io e la Monica? Del blog, delle medical humanities, degli eroi veri e di quelli finti, delle signore bloggers, di chi le legge, del loro tempo, del lavoro e della gente, del perchè si scrive e del perchè amiamo essere letti. Vi giro la sua domanda: per voi bloggare è una psicoterapia?

9 commenti:

  1. IO LEGGO ED è UNA CATARSI MA AVREI TANTA VOGLIA DI METTERMI A SCRIVERE, SE MI CI METTO VI AVVISO.

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  2. ci tengo, caro anonimo, ci tengo davvero.

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  3. e tu cos'hai risposto???

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  4. oh va bene, bel colpo, ammetto. Grazie per il ragazza, una signora non dice mai in pubblico quanti anni ha comunque sono pochi meno dei suoi; non dico neanche quanti sono i suoi comunque, quando è arrivata la foto, i grafici hanno fatto un "toto-età" (lo fanno con tutte le foto femminili) e hanno sbagliato di dieci anni per difetto. Giusto per alleggerirle la giornata...

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  5. @prrof: le ho risposto che per me è un modo per arricchire di significato la mia attività professionale e la mia vita in genere. E che un medico che cura i malati terminali ha molto bisogno di dare un senso sia al proprio lavoro che alla sofferenza propria, dei pazienti e dei care givers. Altrimenti si mura dentro un bunker di distacco, con grave danno suo e di tutti coloro che cura. E comunicare, anche attraverso il blog, aiuta. Che il blog è una forma di comunicazione senza guardiani della soglia. E altre cose. Almeno credo che il senso fosse questo nelle mie intenzioni, ma non giuro di essermi fatta capire. Ma in generale credo che la comunicazione sia sempre catartica e terapeutica in senso lato, quindi anche il blog, perchè no. Cara utente anonima, mi rallegra la giornata, si, grazie. Bel colpo? mmmh, ho offerto la giugulare, un po'. Baci. P.S. hai una voce tanto giovane

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  6. silocchidigatto26 gennaio 2007 15:36

    ciao. volevo informarti, come farò con il resto degli autori untitl.ed, che sto sostenendo una tesi di laurea sul blog, e vi ho inserito anche il vostro progetto. vi ringrazio per averci provato... è un buon inizio, il vostro.


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  7. Oh sì, è bloggare per me è/stato terapeutico e psicoterapeutico. Sono nella tua risposta, no?

    Ieri ho incontrato una bloggheressa che conoscevo solo in rete, e c'è stata un'empatia che di rado scatta tra le persone. Anche questa è una risposta.

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  8. Poi magari ci dici quale rivista dobbiamo comprare...?

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  9. si giorgi, è gioia. gioia inteso nel senso di rivista. e il numero, se non ricordo male, è quello in venditra dal 9 febbraio.

    Baci

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