domenica 28 gennaio 2007

FINE DELLA VACANZA


Ieri ho incontrato la mia amica, quella col marito col cancro pancreatico neuroendocrino. Mi ha detto che il marito è già a meno dodici. Meno dodici chili. Ma lei gli ha detto che sono solo dieci. Per non scoraggiarlo. Gli fa prendere il latte col meritene al mattino, e aggiunge omogeneizzato di carne alla minestra, e cerca di farlo mangiare, ma lui non riesce proprio. Sembra che i recettori ci siano. Hanno fatto una seconda biopsia, ci sono voluti tre prelievi ecoguidati perchè la massa epatica è tutta necrotizzata e ogni volta pescavano del materiale necrotico, ma alla fine ci sono riusciti. Così comincia una chemio col cisplatino e poi aggiungeranno altri farmaci in base ai risultati dei vetrini e dei marcatori. Insomma, qualcosa si fa. Lui non è addolorato e questo è già qualcosa, ma lei dice che i ragazzi sono sconvolti. Uno ha l'età dei nostri ospiti di qualche post sotto, l'altro è appena più grande del mio piccolo. 


Se la chemio riduce la grandezza delle metastasi epatiche, lui potrebbe riprendersi.


Io non credo che la mia amica mi stia leggendo, ma se così fosse sappia che le auguro ogni buon risultato possibile. Certo le terapie hanno fatto progressi, e io di neuroendocrini non ne so molto. Però se dovessi proprio avere un cancro e potessi scegliermelo quello pancreatico sarebbe proprio in fondo in fondo alla lista, neuroendocrino o no.


Quando ero studentessa ho frequentato per un anno e mezzo un fantastico reparto di cardiologia. Una mattina seguii un medico diverso da quello a cui ero affidata. Una dottoressa. Mi disse per la prima volta quello che avrei sentito molte altre volte in seguito: se può capitre una sfiga, capita ad un medico o ad un parente di un medico. Se può capitare una complicanza brutta, capitaad un medico o a un parente di un medico. Se un parto può andare da schifo stai tranquilla che si tratterà di un medico o della moglie di un medico.


E' vero. Succede proprio così.


Per questo se debbo farmi visitare vado da un collega che non mi conosce, e quando mi chiedono cosa faccio sono un' insegnante (era il lavoro che facevo per mantenermi agli studi, l'ho fatto per tredici anni, non è proprio una bugia).


P.S. E poi ho incontrato un'amica del Prrof e mi ha detto che ha letto il mio libro e le è piaciuto moltissimo. Siamo proprio noi, ha detto, proprio noi. Anche lei fa il medico di famiglia....

5 commenti:

  1. Quello che hai detto è alquanto opinabile. Non sono un medico pur essendo un operatore sanitario, ti assicuro che la "sfiga" capita un po a tutti, è una delle poche cose che non guarda ceto, professione, religione etc. Quello che frega noi che operiamo nel settore, è la consapevolezza la quale è utile spesso per cercare la dove sappiamo: appigli, cordate e condotte utili chiamate terapie, ma che certamente ci rende lucidi in uno spettacolo dove già conosciamo il prologo, l'epilogo con i relativi titoli di coda.

    Bay.

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  2. oh, io lo so che non ci sono studi al riguardo, ma una cosa che so è che si sbaglia più facilmente(enormemente più facilmente) quando si cura un amico, un parente o un conoscente. E penso anche che consocere i mille posti a cui rivolgersi "nel caso di" sia talvolta più un danno che un vantaggio. Credo che alla base della superstiziosa credenza da me citata (e diffusissima, riconoscimelo) ci sia qualcosa di vero, come sempre nella vox populi, e che la mia ipotesi sia buona come un'altra. Per giunta sappiamo tutti che le probabilità del marito della mia amica di sopravvivere più di tre mesi da oggi sono ampiamente sotto il 10%. Se questa non è sfiga... e poi te ne potrei raccontare delle altre, ma in ogni modo quel che mi preme di dire è anche: questo è un blog, non una rivista scientifica, quindi non sono tenuta a elaborare dei dati con tanto di intervallo di confidenza, posso raccontare degli aneddoti e chiacchierare a ruota libera. E' un diario e non mi impegno a farne nulla di più. Baci

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  3. E per giunta, anche se sqappiamo già la trama della rappresentazione, titoli di coda compresi, sembra che non ci rendiamo mai conto che ci troviamo sul palcoscenico e non in sala, quella volta lì. No, essere medici non ci mette al riparo da nulla, come ho già detto nell'altro post su questa vicenda. Di nuovo baci, condor.

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  4. Dal mio punto di vista la superficialità con cui puoi essere trattato da un medico è una dose aggiuntiva di "sfiga". La "sfiga" in sè, la malattia, l'incidente, arriva potenzialmente a tutti, purtroppo. Poi ci si puo' sommare l'incapacità del medico di dare importanza alle evidenze in quel momento, di interpretare, di considerare tutte le possibilità. Non avendo amici o parenti medici, e avendo avuto invece brutte esperienze (molto brutte) con i medici, ho convissuto fino ad ora con l'idea che un medico amico (e intelligente) ce la metterebbe tutta per non tralasciare alcun dettaglio. Sbaglio quindi? non c'è proprio via d'uscita? L'errore (statistico) è tale perché non eliminabile, eppure ci sono errori imperdonabili...

    buona giornata. zoe

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  5. ci sono degli studi sull'errore medico. Non è eliminabile. RIPETO: NON E' ELIMINABILE. Aggiungi che i più soggetti ad errore medico sono i pazienti medici o parenti di medici.

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