giovedì 16 novembre 2006

CODE

 

Bisogna aver sofferto completamente qualcosa per riuscire a descriverlo. Questo e' vero per me, almeno.

Qui, nel mio mondo piccolo che è lo sesso di tutti, stanno succedendo delle cose drammatiche che hanno radici complesse.

Non posso descriverle in un post, mi serve un libro. Un altro. E non di cento e rotti pagine.

Ma non sono ancora pronta. In parte perché non ho sofferto abbastanza, in parte perché questo sarà un libro molto più difficile e complesso. Dovrò raccogliere delle conoscenze che non ho, del materiale che solo in parte è a mia disposizione.E poi rimane il problema di renderlo leggibile a chiunque.

Nessuno a cui parlare non è illeggibile, ma da quanto mi riferiscono i miei sinora pochi lettori non è neppure alla portata di tutti come speravo, scioccamente.

Il prossimo dovrà avere una storia semplice, o anche due o tre storie semplici da seguire. Poi ci saranno le parole tecniche, i problemi filosofici , la questione bioetica sarà permeante,ma non si deve capire, deve passare attraverso e, finita la lettura, deve restare nella mente del lettore come un interrogativo ormai suo.

 

Va bene, so cosa voglio fare.

Ma non so come lo farò. E neppure se ci riuscirò.

 

E' esattamente come quando mi sono iscritta all'univerità. Non avevo la più pallida idea di come avrei fatto a diventare medico. Ma sono qui.

Tutto sta fare la prima cosa che devi fare e poi andare avanti.

3 commenti:

  1. io vorrei leggere anche questo secondo libro.

    auguri


    M

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  2. per uscire dalla quarantena volevo mandarti un messaggio personale, ma anche se mi sono registrato non trovo come si fa, mi sento molto blogimbranato

    prof

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  3. Il tuo libro ancora non nato lo aspetto anch'io. Dopo avere letto Nessuno a cui parlare.

    Ci sono cose, lì, che è raro sentire. E vanno "sentite".

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