mercoledì 25 ottobre 2006

LA STREGA GENTILE


Ritorno un attimo sulla gentilezza.


Dice Pratchett in A hat full of sky che una buona strega offre alla gente non ciò che la gente vuole, ma ciò di cui la gente ha bisogno. Una buona strega non è una strega popolare.


Quando lui parla delle streghe dice esattamente quel che penso io dell'essere medico.


E, cara Sara, un buon medico cerca sempre di dare al paziente ciò di cui IL PAZIENTE ha bisogno. Non ciò che il paziente vuole, e neppure ciò CHE IL MEDICO HA BISOGNO DI DARE. Non è così che decidi come devi essere. Tu devi essere medico, non amico, parente, o altro. e allora devi dare non quello che ti sembra in tono con te stesso, ma quello che la situazione medica richiede. Gentilezza è una cosa trascurabile come esigenza del paziente. L'esigenza di essere gentili, o di non esserlo, nasce dal medico. Dal suo tentativo di colmare il proprio senso di colpa. Te lo devi tenere il tuo sentimento di inadeguatezza, non lo puoi riscattare con la gentilezza.


La GENTILEZZA non è quello di cui il paziente ha bisogno DAL MEDICO. La gentilezza la può avere da tutti, dal medico deve avere rispetto, umana compassione, rigore professionale, competenza e la massima attenzione. Il che può doversi tradurre a volte in freddezza, persino durezza e rifiuto alla connivenza. Perchè il paziente a volte vuole il proprio male, ed il medico non può, per gentilezza, andargli incontro e collaborare con lui nel nuocergli.


Sara, quella delle parole è una trappola. Gentilezza è una bella parola e tu subito la sposi, la vuoi per te. Ma come medico non hai il diritto di scegliere il tuo comportamento in base alle tue esigenze. E neppure di giudicare il comportamento dei tuoi colleghi  senza calarti nei loro panni.


Un medico si può incazzare. Anzi, a volte si deve incazzare. E anche col paziente. Al diavolo la gentilezza.


Leggiti il sottotitolo del mio blog. Non l'ho messo lì per i pazienti, ma per i medici.


Un abbraccio


Capsicum


P.S. lo so, lo so che sono antipatica e pure saccente. Faccio proprio schifo come persona. Se  non lo sapevate ve lo chiarisco ora. Il medico è una medicina, e io sono una medicina amara. Bleah!

3 commenti:

  1. sai capsicum, sono un'infermiera e non mi hai convinto... possibile che io non abbia capito, anzi, sicuramente, dovrei rivedere e riprendere il bandolo della matassa per parlare ma ti voglio esprimere quello che questo post mi ha fatto venire in mente...

    Sai, mi pare la tua una visione della persona che abbiamo di fronte tutta incentrata sulla sua fisicità. E poi, chi decide quali sono i bisogni del paziente? Tu in quanto medico? E l'autonomia e l'autodeterminazione del paziente? C'è un gap informativo certo, loro non sanno quello che sappiamo noi sanitari, ma noi quanto abbiamo intenzione di trasferire conoscenza a loro, e quindi cedere potere, per dare la possibilità reale di scegliere circa la propria salute?

    Un discorso incentrato sulla fisicità perchè è questa l'impostazione che viene data nelle università. Nella realtà siamo un po come i meccanici, aggiustiamo il 'pezzo' rotto senza farci carico della macchina nel suo complesso. Attorno ad un fegato malato, ad un femore rotto c'è una persona con la sua testa, i suoi pensieri e paure.

    La gentilezza risponde al bisogno psicologico del paziente, che viene sempre dimenticato perchè è piu faticoso da gestire. Entra in ballo la capacità relazionale, che è necessariamente circolare.

    E poi, se un paziente viene messo nelle codizioni di sapere e scegliere, può anche decidere di non seguire le nostre indicazioni. E tu come ti poni di fronte a questa evenienza? Sei dura, fredda? Perchè? Io ho di fronte un essere pensante ed io, e nessun sanitario al mondo, un essere onnipotente....

    cazzo, troppo lungo... scusa, tronco magari ci torno


    un bacio


    milu


    PS

    io alla gentilezza non rinuncio, manco con i tossici (6 anni de Ser.T.). I migliori risultati li ho ottenuti proprio così, rapportandomi con la persona nella sua interezza...

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  2. ho fatto una comparazione del tuo discorso a quello che penso dell'insegnare. A volte si è talmente presi dal bisogno di compiacere (e credo che sia da intendersi in questo senso il 'rifiuto della gentilezza' ) che si è latitanti sul proprio dovere. Però ü difficile spiegarlo. Che sono completamente d'accordo anche col discorso di milumilu (oltretutto essendo stata pur io infermiera). Ma... la connotazione della parola gentilezza penso possa essere diversa. Io parlerei di correttezza, di non agressività, di non colpevolizzazione dell'altro. di accoglienza. Tutto questo a volte non è vestito di gentilezza, ma di uno sguardo chiaro e non connivente con l'infantilizzazione (non la fragilità) dell'altro.

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  3. Deli c'è una grande simmetria del lavoro del medico con l'insegnamento. Li ho fatti entrambi, ed entrambi presentano gli stessi problemi di relazione. Io sono completamente sulla tua linea di "correttezza, di non agressività, di non colpevolizzazione dell'altro. di accoglienza. Tutto questo a volte non è vestito di gentilezza, ma di uno sguardo chiaro e non connivente con l'infantilizzazione (non la fragilità) dell'altro. "


    Completamente. La gentilezza, l'animo gentile, sono altra cosa e implicano un livello di consapevolezza molto più basso da parte dell'operatore. Quel che si richiede è un comnportamento professionale, estremamente professionale. Può anche essere non gentile, se la situazione lo richiede. Ieri sera, per esempio, un diabetico mi ha telefonato per convincermi che lui si cura benissimo da sè e che non ha bisogno di controlli medici. Sono stata piuttosto secca, non potevo essere gentile, la gentilezza viene fraintesa in questi casi, è necessario essere corretti, ma estremamente fermi. poi il paziente fa quel che vuole, ma il messaggio sulla pericolosità di quel che vorrebbe fare deve arrivare chiaro, netto, secco, anche duro. Non gentile, capisci? Pensa a quando hai a che fare con un teppistello in classe. Che fai, la gentile? Non ti serve la gentilezza, ti serve la chiarezza, la precisione, la fermezza, l'intelligenza, ti servono un sacco di cose, ma la bontà e la gentilezza non sono strumenti professionali di cui ti ti debba servire. Sono solo un tappabuchi quando gli strumenti professionali non li hai, e possono essere un extra quando, oltre agli strumenti professionali, ci siano situazioni particolari, nel mio caso quando uno sta morendo, quando è solo, quando c'è una relazione di amicizia o altro, ma se c'è una relazione di amicizia o di parentela è meglio farli ciurare da un altro, l'affetto per il pazaiente, se c'è ed è vero, induce spesso in errore il medico.

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