martedì 24 ottobre 2006

I commenti a questi due ultimi post sono davvero interessanti e preziosi per me, ma credo di dovervi una precisazione più esplicita. Soprattutto a Mareprofondo e al Prof, che ringrazio per  gli interventi.


Mare, guarda che il fatto che i medici poco preparati vengano tollerati e a volte anche passino avanti ad altri nella carriera è una cosa che mi indigna profondamente. Parecchi anni fa persi un concorso perchè sostenevo l'esistenza della epatite C, o non A non B come si chiamava allora, mentre il primario diceva che era una cazzata. Ma lui era primario e si scelse un assistente che la pensasse come lui. I metodi di assunzione sono tarati profondamente.


Certo che ci sono delle cose che non funzionano, che diamine! E molte anche! Ma il manico sta nel livello organizzativo, non in quello clinico! Questo è il fatto! Scelta del personale, retribuzione, motivazione, controllo delle prestazioni, sistema e valori di riferimento per la qualità delle prestazioni stesse, che al momento sono quelli sbagliati. Insomma: il problema a monte dellla nostra sanità non sono i medici e gli infermeri, ma le loro condizioni di lavoro, i parametri in base a cui si fa carriera, il modo in cui vengono designate le persone che devono organizzare le prestazioni e verificarne la qualità clinica, le priorità che vengono stabilite, il controllo della spesa nelle regioni, insomma c'è un mare di cose che non vanno bene, ma invece di verificare queste cose si preferisce fare dei sanitari un capro espiatorio e salvare i veri responsabili dello sfascio, tra i quali, secondo me, c'è chi lo fa apposta. E' più chiaro adesso il mio pensiero?
Baci


Capsicum


P.S. per quanto riguarda il convegno di oncologia di Milano, in realtà è promosso dagli oncologi italiani, ma è un convegno sull'errore in medicina. E hanno detto le stesse cose che dico io.  Cito dal Corriere della Sera: «La cosiddetta "malpractice" esiste - ha detto
Bajetta - ma spesso l'errore non è dell'operatore sanitario, bensì
della struttura in cui lavora»: stanchezza legata a troppi turni
massacranti, procedure non controllate, cartelle cliniche o farmaci
preparati in ambienti bui, sporchi o rumorosi, e diagnosi tardive per
screening inefficaci. Il mancato impiego routinario del pap test, ad
esempio, è la ragione per cui ancora oggi 1.500 italiane l'anno muoiono
di cancro al collo dell'utero. Troppe volte, poi, si trascura «la co-
presenza di varie malattie» come pure «il consenso informato al malato
e alla sua famiglia», ha aggiunto Marco Venturini, primario oncologo
all'ospedale di Negrara (Verona)

3 commenti:

  1. Ora ci siamo.

    Sono d'accordo con quello che dici: il problema sta nel manico, e questo è vero in generale, per qualsiasi oraganizzazione, e non solo per quella sanitaria.

    Quando ho sentito autorevoli economisti (Ichino, Giavazzi) invitare a licenziare i fannulloni nell'impiego pubblico, ho pensato che andrebbero licenziati prima i loro capi, e messi in mora i sindacati corporativi che difendono i fannulloni.


    Detto questo, che mi pare giustissimo, mi viene però il dubbio che la disorganizzazione possa essere un alibi per il fancazzismo degli addetti: ci sono medici, o funzionari che fanno il loro lavoro molto bene pure nel casino generale.

    Voglio dire che a forza di cercare alibi (ma non mi riferisco a te) si finisce come Bertoldo, che non trovava mai l'albero giusto a cui impiccarsi.

    So che non è giusto chiedere a tutti di essere eroi, ma la dimensione soggettiva va tenuta presente.


    In ogni caso è vero, ci vogliono riforme profonde, chiudere i luoghi di malasanità, e premiare i punti di eccellenza, cercando di crearne altri.

    Invece si tengono aperti ospedali che sono solo luoghi di morte, medici e primari messi in quei posti per meriti politici ecc.

    Quindi, come tu sai, il problema esiste, e affrontarlo salva anche il SSN dalle mire di chi vorrebbe distruggerlo.


    Io ho citato un caso personale, quello di mia madre, ma ne avrei altri, credimi, e assai dolorosi.


    Dopo di che è vero che sui medici, sopratutto quelli di base, si scarica anche tutto il mal di vivere, la solitudine, di persone anziane e sole, che avrebbero bisogno più di amicizia che di medicine, ma questo è tutto un altro discorso.

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  2. Parliamo quindi di manico. Il problema sta nel manico e sarebbe buona cosa stabilire chi ha in mano il manico. Chi può decidere di cambiare la condizione di medici ed infermieri? Chi può fare di loro degli essere umani, se non motivati, almeno controllati al punto di non cadere negli errori che inevitabilmente accadono dopo un doppio turno, sedici pazienti da seguire in sei ore di servizio, uno stipendio da fame che li spingerebbe di corsa alla struttura privata? Spero che la risposta non sia i pazienti e spero anche che tu non dica i cittadini, perché, a meno che tu non viva in un paese diverso dall'Italia, i cittadini di cui parliamo non sono in grado di far arrivare in orario i treni dei pendolari, che prendono ogni giorno, figuriamoci se possono far pressione su qualcosa, la sanità, che non frequentano (si spera) quotidianamente. I soggetti attivi devono essere coloro che lavorano nella sanità. Io che non ci lavoro ho firmato per evitare la chiusura di un ospedale indispensabile (e si é visto poco dopo la chiusura al punto che la maggior parte dei servizi é stata recuperata) per una zona che non era la mia, ho firmato contro l'eliminazione del pediatra territoriale non avendo figli, l'associazione di cui faccio parte organizza serate sanitarie per sensibilizzare la popolazione ai temi sanitari e ti posso assicurare che per ogni medico od infermiere che presta il proprio tempo ce ne sono almeno quattro che non lo fanno, li ridicolizzano e vanificano il loro impegno. La mia migliore amica é medico e ha due bambine piccole. La prima aveva tre mesi quando lei é tornata al lavoro, non poteva fare altrimenti, era in specialità e nessuna tutela. Per la seconda poco di più, i pazienti le hanno fatto pressione perché in sua assenza le prime visite si erano fermate, l'altro collega in reparto era impegnato con l'attività in libera professione e non aveva tempo per farlo. Come vedi non sono a priori da una parte sola, ma i politici, quelli che veramente hanno il manico dalla loro parte, sono spesso compiacenti con i baroni/barboni della medicina e viceversa, e forse da lì si dovrebbe cominciare. A noi pazienti (per definizione vulnerabili e senza aver scelto questa condizione) e a certa parte del personale che lavora in sanità (non tutto e non solo per costrizione, ma a volte anche per opportunismo), resta solo la lama.


    Chiara Schinelli (l'anonima delle prediche, appunto)

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  3. ciao ma. scusa se ti disturbo, puoi andare a dare un'occhio alla lettera al presidente napolitano che ho postato oggi sul mio blog?

    è per un'amica, mi ha chiesto il favore di mostrarla in giro e lo faccio.

    grazie.

    ps: ma la storia non l'hai raccontatat per venire a prendfere me?

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