lunedì 30 ottobre 2006

GLI ARGOMENTI FACILI E QUELLI NECESSARI


Quando si parla di cose complesse come le relazioni, diventa difficile fare un discorso limitato. Una parola tira l'altra, un'idea ne trascina un'altra. Se si vogliono tracciare dei confini, non si riesce perchè nessuno li accetta, ognuno pretende di vedere le cose a modo suo, in funzione dei suoi propri bisogni, e si fa una confusione incredibile.


Prendiamo il mio discorso sulla gentilezza. Un casino ne è venuto fuori. E ne sono molto contenta.


Si parla, si riflette, vengono fuori le opinioni, i punti di vista. Due anni fa, mentre ero a Varenna per il master in cure palliative, stimolata da una lezione, scrissi un post che si intitolava una cosa tipo "E' necessario essere buoni per curare i morenti?" Era lo stesso argomento. Ma non suscitò lo stesso interesse. E comunque si era abbastanza d'accordo. Non è necessario essere buoni, si disse, basta essere onesti.  Perché? Perché si riferiva ai morenti, non a nessuno di noi, quindi, nè ora nè mai! Vero?


Invece per il vivente lo volete un medico buono, mica vi basta un buon medico. Per il morente, vabbè, un buon medico, certo, questo ci vuole, un medico buono, forse non è necessario. Perché il morente non siete voi, ragazzi!!!


E lo vedete che ho ragione? E i fatti mi cosano!


Volete un medico buono e gentile, evvai! Un buon medico stronzo non vi piace.


Ma poi il discorso è scivolato sul medico in burn out. Il medico scortese. Ora lo scrivo in lettere maiusole così rimane più leggibile:


UN MEDICO SCORTESE E' UN MEDICO IN BURN OUT, CIOE' UN MEDICO CHE STA MALE LAVORATIVAMENTE PARLANDO.


E non vi piace mica sentir dire queste cose, vero? Che storie son codeste, come si permette colui al quale affido la mia vita d'essere vulnerabile  in tal modo al disagio, allo stress, sarà mica che mi sto affidando a uno che non è DIO?


Embè, ve le dovete tenere queste cose scomode. Se volete essere curati bene, al meglio delle capacità del medico, bisogna che il medico lavori sereno. Se è scortese vuole dire che non sta lavorando bene, è un bruttissimo segno. Un medico che non lavora sereno è un medico che potenzialmente sbaglia di più.


Quanto guadagna un medico mi chiedi, Mare. Io personalmente guadagno bene, ma lavoro moltissimo. Mi restano tra i 2500 e i 3000 euri netti al mese. Colleghi con meno pazienti e che fanno meno extra di me guadagnano meno, anche molto meno. Gli specialisti ambulatoriali guadagnano molto meno, talvolta molto molto meno: dipende da quante ore fanno. I medici della continuità assistenziale guadagnano molto molto meno. Gli ospedalieri guadagnano più o meno così, forse anche di più, si dice, ma non ne sono sicura perchè non ho mai visto le loro buste paga. I pediatri di libera scelta guadagnano quasi il doppio, ma lavorano fino allo sfinimento fisico e mentale.


Gli specialisti che lavorano in nero, soprattutto al sud, guadagnano probabilmente moltissimo di più, ma sono comunque solo ipotesi, supposizioni,  da parte mia e vostra. Esattamente come quelle sui guadagni degli idraulici che lavorano in nero.


A me piace il mio lavoro, e personalmente non sono in burn out, però o parliamo solo delle cose belline e piacevoli, delle cavolate, e allora vi guardate domenica in e il telefilm sulla clinica di Walter Nudo (come si chiama pure che me lo scordo sempre?), oppure state su questo blog e vi cuccate pure le schifezze. Con affetto, ma qualche volta senza gentilezza, dalla vostra


Capsicum


P.S. E comunque io aspiro ad essere un buon medico; un medico buono, mah, non mi sento proprio all'altezza. Come diceva San Carlo? Essere santi è un'eccezione, essere giusti è, o dovrebbe essere, di tutti. 


 

2 commenti:

  1. Cara Capiscum, tu non sei solo un buon medico, ma anche un medico buono.

    Forse hai un qualche timore ad ammetterlo con te stessa, in un mondo in cui scientificità e cinismo sembrano sinonimi.


    Quell che guadagni non è poco, ma non moltissimo, se paragonato alla formazione e all'impegno.


    Purtroppo abbiamo il 47% dei pensionati che hanno meno di 500 euro al mese, e quindi non rimane molto per premiare l'impegno.


    Siamo un Paese povero, troppo frammentato, socialmente e politicamente, e il burn out non riguarda solo il medico, ma anche chi guadagna 1000 euro al mese, pur avedo studiato 18 anni, e ne paga 500 di affitto e non riesce farsi una famiglia.


    In ogni caso, è giusto che ognuno parta dalla propria esperienza.


    Solo, il lessico che si usa è importante per farsi capire.


    Questo è quanto ho trovato sul De Mauro:


    gen|ti|léz|za

    s.f.

    AU

    1 l’essere gentile; indole, carattere gentile: comportarsi con g., g. d’animo

    2 azione, parola, modo gentile, cortesia: fare una g. a qcn., usare gentilezze

    3 OB nobiltà di nascita


    Ecco, io ho capito quello che vuoi dire, personalmente mi accontento della competenza, e mi sembra già moltissimo.


    Se incontro medici che mostrano di capire il problema che gli sottopongo, e mi trattano umanamente lo preferisco, altrimenti neppure io uso gentilezza, e alla fine siamo pari.


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  2. Ecco, Mare, poter essere pari è importantissimo. Intanto ti ringrazio, davvero, perché mi rendo conto che cerchi proprio di capirmi, anche quando sono ostica e forse un poco ostile. Ma senti, questa cosa dell'essere in pari è importante per il paziente. Sentirsi in debito col proprio medico, non è una cosa bella. Sentirsi soddisfatti, lieti, acneh avere un che di amicizia nei suoi confronti è giusto, ma sentirsi in debito può essere poco bello, perché non ti permette di protestare se non sei d'accordo, o se credi che non stia facendo in quel momento quel che tu gli chiedi. Se ti senti in debito, allora ti è difficile instaurare un rapporto simmetrico, dove ognuno dei due ha la stessa dignità e dove il medico ci mette la competenza e il paziente il diritto di decidere di se stesso. Io ho la convinzione che ci siano medici e infermieri che, seppure inconsapevolmente, usano questo sistema per mantgenere il coltello dalla parte del manico nel rapporto col paziente, per conservarsi quella autorevolezza di cui sentono il bisogno. Io non mi sento la necessità di , virgolette, costringere, chiuse virgolette, il paziente a fare quello che dico io. Ma quando mai! Lui fa quello che vuole lui, e se io non sono d'accordo, pace e amen, non è mica la mia vita, è la sua. La frustrazione me la debbo gestire da me. Ecco perchè ce l'ho tanto con la gentilezz nel senso di dimostrazione d'animo gentile, ecco perchè rivendico il diritto a non essere buoni, o a non mostrarsi buoni. Che poi uno è come è, la gente quando ti consce da dieci anni poi lo sa come sei. Ieri avevo un n uovo tirocinante in studio. Erano mesi che non ne avevo uno. Entravano i pazienti uno dopo l'altro e mi sono resa conto che li conosco talmente bene, so le loro faccende, le loro vite, quelle dei loro familiari, e dicevo al giovane medico: vedi, qui sei anni fa abbiamo fatto questo, tre anni fa quest'altro, vero signora? Con un rapporto così c'è poco da nascondersi a vicenda. Ma loro non si debbono sentire in debito con me: si debbono sentire in pari, IN PARI. E' importante. IMPORTANTE, Mare. Un abbraccio

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