giovedì 26 ottobre 2006

DI NUOVO SULLA GENTILEZZA


Milumilu mi dice: 


capsicum, ti prego, aiutami a capire davvero...
la gentilezza risponde al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, strategia vincente per vedere le terapie prescritte seguite il più possibile...
Che c'azzecca, direbbe Di Pietro, la gentilezza con il debito del paziente?
va be va, mi sa che sono cotta io, ti chiedo scusa preventivamente...


Allora. Ci sono cose dovute e cose che sono un di più.

Le cose dovute da un sanitario ad un paziente sono la diligenza, la perizia, l'informazione completa base di un  consenso informato, il rispetto. Dire rispetto dovrebbe essere sufficiente. Ma aggiungiamoci l'umana compassione.

Con questo si può rispondere al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, esattamente come hai detto tu. 


Gentilezza significa invece dimostrare bontà d'animo, affetto. A parte che ti voglio vedere ad essere gentile quando devi curare uno che sai che mena la moglie e insidia la figlia, quando metti in campo la dimostrazione di affetto e bontà d'animo cosa vuoi fare? Ingarbugliare le cose? Relazionarti al paziente come tu-persona? No, tu sei ruolo, non persona per lui. Devi essere ruolo, in modo che, finito il tuo compito, lui sia libero dal legame con te. Nel tuo ruolo puoi anche mettere la compassione umana, anzi ce la dovresti mettere, se ne sei capace. Però potresti non essere in grado, in quel momento. Per motivi inerenti alla tua vita personale di quel momento, perchè hai bisogno di difenderti da ulteriori sofferenze, per mille motivi. Per questo non ti si può ritenere in obbligo di fornire sempre e comunque una calorosa umana compassione. La correttezza ed il rispetto, però, dovrebbero essere ampiamente sufficienti. Se il paziente si sente al centro della tua completa attenzione e contemporaneamente sente di essere nel pieno possesso della potestà decisionale, la gentilezza nel senso di dimostrazione di bontà d'animo, affetto e calore, non gli serve a nulla.


La dimostrazione della tua bontà d'animo e del tuo affetto nei confronti del paziente è un tappabuchi che tutti rischiamo di usare quando SAPPIAMO di ESSERE IMPOTENTI. Quando il tuo paziente sta morendo, quando non hai una soluzione ai suoi problemi, quando non sai che pesci pigliare. Guarda, io ne giustifico la necessità solo quando il paziente non ha affetti vicino. Se sta morendo da solo, se non ha amici o parenti accanto. Allora si.


Ma altrimenti tu fornisci la professionalità, la completa attenzione ai suoi problemi, la cortese disponibilità ed il rispetto. La moglie, il marito, i figli, gli amici forniscono la bontà d'animo, la gentilezza, l'affetto e tutta quella mercanzia lì.


Tu, invece, ti tieni il tuo magone e ci lavori sopra.. Cosa che quasi nessuno dei sanitari fa. Vigliaccheria legalizzata dalla consuetudine. Incasinamento psicologico totale. Confusione dei ruoli, dei sentimenti con il lavoro, del lavoro con i sentimenti. Fonte di errore comunque.


 Perchè di fare il medico o l'infermere l'hai scelto tu. Quasi sempre perché avevi bisogno di aiuto. E forse ce l'hai ancora, se non hai già ricevuto l'aiuto di cui avevi bisogno.


 Ma se l'avessi ricevuto, queste cose le sapresti già. Non avresti bisogno di sentirti buona. Saresti capace anche di saperti ostile ad una persona e di riuscire a curarla ugualmente bene. Perchè a volte si debbono curare persone spregevoli, veramente orrende. Perché la cattiveria, la malvagità esiste, anche se non è frequente per fortuna, e se lavori nel nostro campo abbastanza a lungo te la ritrovi davanti e impari anche a riconoscerla sotto tutte le ipocrisie sotto cui si nasconde. Ti tocca curare un disgustoso pedofilo, un sadico, uno che distrugge la psiche dei propri figli, un egoista che causa la morte della propria moglie. E come fai a curarli, eh? Offrendo loro competenza, diligenza, rispetto e consenso informato. Punto. Esattamente come agli altri. E pure umana compassione, se ci riesci. Ma gentilezza, via! Quella scegli di darla a chi la merita, a chi apprezzi , a chi vuoi bene, e la dai in quanto persona, non in quanto medico o infermiere. E siccome non è dovuta, dandola metti in obbligo verso di te chi la riceve.  Vedi che si tratta di ruoli diversi?


Il paziente anche quando crede di volere una mamma, non è vero. L'assunzione di un ruolo partecipativo in senso amichevole/affettivo presuppone anche una condivisione della potestà decisionale, un supporto nella decisione, e tu non puoi farlo proprio. Se lo fai interferisci nella sua sfera di libertà. Devi starne fuori. Devi essere SOLO medico o infermiere. I tuoi personali sentimenti te li devi tenere per te e ci devi lavorare sopra. La relazione controtransferale deve essere uno strumento per te, ricordatelo bene. E la relazione transferale deve restare tale, essere individuata come tale dal sanitario. Non ti puoi permettere di credere che un sentimento transferale sia rivolto a te come persona. DEVI SAPERE che nasce e si costituisce indipendentemente dal tuo essere persona e che non è rivolta a te, ma al tuo ruolo.


Insomma, Milumilu, il casino proviene dal fatto che siamo totalmente impreparati, dal nostro percorso formativo istituzionale, su questi temi. Quindi torniamo alla competenza e alla diligenza. In questo campo non stamo offrendo competenza.

Ci manca la competenza. E speriamo di tappare il buco con la gentilezza. Il paziente può anche sembrare contento, ma alla fine la magagna salta fuori.


Io non ci sto ad avvallare questa confusione linguistica e concettuale, perché sarebbe come avvallare il persistere dell'incompetenza.

Guarda, ho solo sfiorato la superficie di questa tematica, solo sfiorato. Se può bastare per cominciare a rifletterci, dimmelo tu.

Baci

Capsicum





16 commenti:

  1. Uhm, mi pare che ci possa essere un po' di confusione terminologica.


    Tu capiscum col termine gentilezza intendi una relazione affettiva, ma in italiano così non è, poichè tale termine indica affabilità di modi, cortesia, che non implica necessariamente partecipazione.


    Invece il termine "compassione" che tu ritieni auspicabile nella relazione medico-paziente, in italiano indica un'intensa partecipazione alla sofferenza dell'altro.

    E io dubito che questo sia possibile alla lunga, pena l'ammalrsi del medico stesso.


    Trovo acuto e interessante quello che dici "...di fare il medico o l'infermere l'hai scelto tu. Quasi sempre perché avevi bisogno di aiuto."


    In un certo numero di casi sarà effettivamente così, e allora l'efficacia dell'azione del medico mi pare veramente a rischio.

    Invece la maggior parte sceglie questo lavoro per il miraggio dei soldi e del prestigio, e anche in questo caso l'efficacia della relazione medico paziente è a rischio, perchè è vero che non si può pretendere l'eroismo, ma un minimo di consapevolezza del ruolo si.


    Quanto agli infernieri....è difficile capire perchè facciano quel lavoro per poco più di 1000 euro al mese, un lavoro duro e di scarso prestigio.

    Alcuni sono dei veri e propri missionari, ma siccome l'eroismo non si trova al mercatino....la vocazione langue.....al contrario di quella degli aspiranti medici :-)




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  2. Mah... mi sono spesso domandata come facciano i medici a non essere travolti dalle sofferenze altrui. Dovete avere una corazza. Come paziente chiedo al medico di svolgere il suo ruolo non di più. Certo talvolta può essere anche di supporto psicologico, ma non oltre il ruolo medico paziente.

    Sarà che il mio medico è un parente con cui sono cresciuta insieme, ma in ambulatorio lo tratto da medico...poi magari è lui che per "staccare" un attimo , con la fila di gente fuori della porta, si apre e mi parla di sé.

    Ma in quel momento pur dentro la "stanza sanitaria" siamo altro, siamo di nuovo i cugini cresciuti insieme e non medico e paziente.

    Ciao

    Fede

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  3. MI SONO MANGIAtA UN PUNTO INTERROGATIVO DETERMINANTEEEE....

    QUIIII... E allora, l’obiettivo dell’essere gentili è “dimostrare bontà d’animo”????


    baci&baci

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  4. nel fine settimana non ci sono, torno in quel di Venezia... :)))

    leggerò al ritorno... buon fine settimana


    besos, milu

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  5. Trovo desolante che anche il minimo contatto col SSN, la prenotazione di una radiografia per esempio, al quale ci rivolgiamo perché pazienti, cioè sofferenti, mi costringa a prendere atto direttamente e in quel preciso istante, che le condizioni in cui lavorano gli operatori, medici e paramedici, sono caotiche e insoddisfacenti.

    Non parliamo poi se invece sono costretto al pronto soccorso, dove la mia sofferenza è certamente peggiore, e l'atteggiamento è lo stesso.

    Medici e paramedici sembrano tenerci particolarmente a farmi toccare con mano, lì e ora, perfino nel momento in cui mi rivolgo alle loro cure perché sto male, che li costringono a lavorare in condizioni poco sostenibili.

    Ed è certamente vero, come dite qui e in tante altre occasioni. Ed è certamente verissimo e sotto gli occhi di tutti da sempre, ma io credo che sarebbe una gentilezza non costringermi ad accorgermene proprio quando ho bisogno del servizio.

    Ecco, forse la gentilezza sarebbe una condotta attraverso la quale i mali della struttura non oscurino quelli della persona.

    (i modi in cui ci costringono a prendere atto, sono quelli noti a tutti, sembra perfino superfluo elencarli, no?)

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  6. utente anonimo, se ho ben capito non ti va di dover prendere atto che i medici e gli infermieri che ti debbono curare lo debbono fare in situazioni lavorative insostenibili, e che di conseguenza sono costretti a lavorare molto meno bene di coome potrebbero, e a curarti molto meno bene di come potrebbero.

    Ma non ho capito se la pensi così perché non sono probelmi che ti riguardano e quindi non li vuoi conoscere, o perchè tanto te li debbono risolvere i medici e gli infermieri quindi non ne vuoi sapere nulla, o erché pensi che i medici e gli infermieri sono talmente stronzi che se lo meritano di lavorare in quelle condizioni e ben gli sta, o forse c'è qualche altra ipotesi. O forse ritieni che, come malato, hai tutti i diritti senza se e senza ma e non te ne può fregar di meno del resto tanto medici e infermieri sono specie di superman che non hanno bisogno di nulla, sono tenuti a fare anche l'impossibile e non debbono aprire bocca, muti e stecca. Fammi capire

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  7. Mi scuso per l'anonimato di prima. Il sistema di splinder è scomodo, se ti dimentichi di firmare risulti anonimo. Sono palmasco, come si vede dal link in testa al commento precedente.


    No, il mio commento non era inteso nel senso decisamente menefreghista che gli vuoi dare qui.

    Significa, più semplicemente, che il momento adatto per lottare per condizioni di lavoro migliori, non dovrebbe essere quello dell'ascolto forzato di chi si ammala. La condizione del malato dovrebbe essere prevalente su quella del servizio. Il malato non dovrebbe essere costretto a prendere atto dell'irritazione degli operatori nel momento in cui si rivolge al sistema perché ha bisogno di cure.


    Io sono d'accordo con quelli qui sopra che ti hanno detto che hai della "gentilezza" un'idea esageratamente sentimentale, troppo rivolta verso la compassione e l'empatia. La gentilezza professionale invece a me pare un atteggiamento di chiara disponibilità all'ascolto, facilmente decifrabile, personale, che naturalmente è tanto più facile da recepire quanto meno è inquinato da problematiche personali o lavorative - messe momentaneamente da parte, per quanto sia inevitabile che ogni persona ne abbia.


    Se ci sono difficoltà, come sappiamo bene che ci sono, non mi pare che la sede migliore per discuterle e sottolinearle sia la debolezza momentanea del paziente.

    Tutto qui.

    (le rivendicazioni di categoria mi sembrano escluse da questo discorso, che invece mi sembrava riguardasse l'atteggiamento del medico e dei paramedici)

    Un saluto, palmasco

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  8. Oh, Palmasco, in teoria sarei pure d'accordo conte, però il cittadino si interessa della sanità solo e unicamente nel momento in cui ne ha bisogno, e da quel momento in poi solo se non si è trovato bene. Per il resto del tempo direi che se ne frega. Partecipo a varie ML e i toni dei sani sono sempre: troppe tasse ci fate pagare, lasciatemi i miei soldi che mi faccio una assicurazione privata e me la cavo da me. Oppure: la sanità pubblica è uno spreco di denaro, o amche: i medici sono pieni di quattrini bisogna che la piantino di lamentarsi hanno rotto le. Sino a qualche anno fa i problemi della sanità, che c'erano uguale ad ora, erano mascherati dai medici e infermieri che ci mettevano delle gran pezze, a apese del loro impegno personale. Da circa 15 anni mi occupo della faccenda dei contratti di lavoro dei medici di famiglia, ed è una pena oggi come allora. Il contratto lo otteniamo solo dopo che è già scaduto, con effetto retroattivo, invece di darci gli aumenti correlati all'inflazione ci levano dei compiti. Per esempio da anni non siamo più tenuti a fare visite a domicilio. solo, come fai a non farle, eh? Se uno ci ha 40 di febbre che gli dici? che per non darci l'aumento ci hanno messo per iscritto che il paziente "trasportabile" deve venire in studio e che lui rientr anella categoria dei trasportabili? No, alzi il culo e ci vai, dal poverocrisot che magari non ti chiamava da due anni. Ma questo comportamento, etico e resposabile, è stato un comportamento idiota. Siamo arrivati alla frutta, esasperati, non en possiamo più, e non riusciamo più a nasconderlo. Proprio stamattina una paziente mi raccontava che ieri è andata alla visita fisiatrica, ma la tangenziale era bloccata per via di incidenti, quindi sono arrivati con molto ritard. Lo specialista veva già finitop e se ne stava andando. Si è rifiutato di riceverla. Ma, dice lei, era ancora lì, non c'era più nessuno. Le ho spegato che capivo benissimo la sua delusione, ma lo specialista ha le sue ragioni, e te le riassumo qui. Per risparmiare, l'azienda ha deciso di diminuire le ore agli specialisti ambulatoriali, che vengono pagati a ore come una colf. Ma per poter avere lo stesso numero di prestazioni, anziché prenotare una visita ogni venti minuti ne prenota una ogni dieci. Lo specialista non ce la fa a visitare un paziente ogni dieci, così lavora per tre o quiattro ore e viene pagato per due. Poi si deve magari spostare in un altro ambulatorio, perché con due ore al giorno di lavoro pagato dalla usl, non si campa la famiglia, ed eccoti che ti arriva la povera mia paziente con la gamba farlocca, in ritardo per disavventure stradali, e lui si rifiuta di visitarla. e la paziente se ne ha a male perchè non l'ha trovato allegro e cortese. Insomma, il sistema mostra la corda, e il manico sta nell'amministrazione. OTTIMIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE si chiama, no? Hanno fatto venire degli esperti dalla Bocconi per studiare questi manini, pensa che ho pure assistito ad uno di questi brainstorming con il tipo che arringava i funzionari dicendo: perché potete ottenere di più da un medico con una pacca sulla spalla che con un incentivo economico! E la vostra peperoncina si è alzata e gli ha spiegato che la pacca sulla spalla le fa molto piacere, ma se la porta in banca non ci paga il mutuo. Quindi, a meno che lui non fosse in grado di farmi una girata sulla pacca tale da farla accfettare in banca, mi vedevo costretta a chiedere d'essere pagata in denaro per la mia attività professionale. Questo è il clima, da molti anni. Da tanti di quegli anni che ora sta esplodendo. E siccome siamo stati zitti troppo a lungo, o forse anche oscurati dai media troppo a lungo, ora siamo pronti a farci la figura dei bastardi.

    su questo discorso ci debbo tornare: non è divertente, ma credo che sia molto importante.

    Baci

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  9. Gli utenti dei servizi potranno avere voce quando si organizzeranno in associazioni dei consumatori e diverrano quindi un gruppo di pressione.

    In Italia non c'è questa cultura, diversamente dai paesi anglosassoni.


    Ma ciò che mi sorprende di più diquest'ultimo commento di Capiscum è la rappresentazione del medico come morto di fame, stressato da una parte dagli utenti, dall'altro dalla struttura che non funziona ma vuole fare risparmi.


    Anche tralasciando il mio oculista, che lavora in ospedale, e quando vado nel suo studio mi chiede 80 euro senza ricevuta, mi verrebbe da chiedere quanto guadagna un medico di famiglia, o un medico ospedaliero, senza studio privato.


    E' vero che siamo un popolo di poeti, santi, eroi e navigatori, come diceva il cavaliere nero, ma ogni tanto bisognerebbe mettere i concetti sulle gambe dei numeri, altrimenti diventa un chiaccherare in cui si può affermare qualsiasi cosa.


    Dico subito che io non sono favorevole all'ugualitarismo assoluto, ma ritengo che ci debba essere un rapporto tra formazione e retribuzione che premi coloro che più s'impegnano, fatta salvo la necessità di garantire a tutti una vita dignitosa.

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  10. Non credo che un medico, siccome il ssn lo paga male, o lo mette in condizioni di lavorare male perché lo assoggetta a cariche amministrative occupate da medici che amministrativi non sono e non sanno essere, non credo che per questo un medico rifiuti di usare lo stetoscopio quando serve, usando uno strumento più primitivo, che secondo lui corrisponde al modo primitivo in cui viene trattato.

    Credo che sia un caso impossibile e quasi astratto.


    Non vedo allora perché lo stesso medico ritenga che l'uso della gentilezza, che nella sua professione è, e dovrebbe essere uno strumento, come lo stetoscopio, ritenga che la gentilezza sia invece affidata esclusivamente al suo arbitrio, cioé che sia in suo potere non usarla, anche quando palesemente servirebbe e serve.


    Faccio questo esempio paradossale perché sono un po' spiazzato dalla discussione che segue questo post qui nei commenti, e nello stesso tempo mi sento confermato nelle cose che dico quando: il titolo (quindi l'argomento) del post è chiaramente la "gentilezza", nel post di quella si parla, nei commenti il peso di questioni sindacali, monetarie, e di etica del guadagno diventa prevalente.

    Come mai? chiedo.

    Come mai si cerca di ragionare della gentilezza del medico, e si discute di contratti e di quattrini?

    Che c'entra? mi viene da aggiungere.

    Mi sentirei rispondere le stesse cose, contratti e quattrini, se cercassi di capire le funzioni dello stetoscopio?


    :-) ciao, palmasco

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  11. sì, trovo anch'io che il post e la discussione a questo post sia spaesante.

    ci sono tornata più volte e a più riprese e ne sono uscita con un senso di un fastidioso nonsoche.

    come mancasse qualcosa (di essenziale).

    o come ci fosse un elefante nel mezzo e far finta di niente.

    insomma un punto invisibile o troppo visibile ma comunque negato.

    forse, capsicum, (e scusa se oso e mi sporgo qui a mezz'aria) non ti piace più quello che fai?

    :)

    solotu

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  12. .......e non ricordi più perchè lo fai?

    forse sei guarita.

    :)


    solotu

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  13. Palmasco, io mi ripeto, qui nessuno lo vuole sentire, ma la gentilezza non è una qualità medica. La cortesia si, ma non la gentilezza. Quando si sconfina nella gentilezza , cioè in qualcosa di più e di diverso dalla cortesia, lo si fa per senso di colpa o per senso di inadeguatezza. Qnado la cortesia non c'è è perchè il medico è in burn out, e oggi come oggi i motivi del burn out medico sono quelli che si è detto. La gen tileza, io lo ripeterò fino alla sfinimento, è un'altra cosa dalla cortesia formale e dal rispetto. la gentilezza è una qualità del singolo, che ci sia o no non deve essere rilevante dal punto di vista della attività clinica. l fatto che il paziente richieda al medico la gentilezza e non semplicemente la competenza è sintomatico di un rapporto non professionale tra paziente e curante, un rapporto nel quale il paziente cerca altro che non la consulenza medica sui suoi malanni.

    La cortesia formale e la gentilezza, lo ripeto, sono due cose diverse e quando le si confonde si fa un casino e si finisce col parlare d'altro, confondere le acque.

    Lo stetofonendo, bene, tu credi che un medico in burn out lo usi al suo meglio? no, te lo dico io.

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  14. questo dice Palmasco ..."Non vedo allora perché lo stesso medico ritenga che l'uso della gentilezza, che nella sua professione è, e dovrebbe essere uno strumento, come lo stetoscopio, ritenga che la gentilezza sia invece affidata esclusivamente al suo arbitrio, cioé che sia in suo potere non usarla, anche quando palesemente servirebbe e serve"... questo sostengo io nel commento n. 3 da infermiera ..."La gentilezza è un atto dovuto come ‘ bella e composta maniera di trattare e di comportarsi’. Ripeto bene: la gentilezza, con questo significato, è un atto dovuto verso il paziente. Non è discrezionale. Manco se si è aggrediti a parole da un paziente è ammesso il suo contrario, vale a dire “sgarbatezza, scortesia, cattiveria, maleducazione, insolenza, grossolanità, rozzezza, cafonaggine, cafoneria, villania, ruvidezza, inciviltà, inurbanità, dispetto, sgarbo”. Il nostro ruolo ci impone equilibrio e la capacità di gestire le situazioni difficili. Cadere nell’opposto della gentilezza, con questo significato, è un segno di grande debolezza".

    Ne sono ancora più convinta. Altro non ho da dire. Credo che sta volta ognuno rimanga sulle proprie posizioni. Capita.

    ciao dottoressa, un abbraccio


    l'infermiera milu :)

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  15. gentilezza o cortesia, a volte è solo un problema di percezione soggettiva.

    vedo un medico che sorride, mentalmente lo definisco gentile.

    oppure cortose.

    benvegano entrambi: sottintendono rispetto.

    però ho letto (per la prima volta oggi leggo questo blog) il post della padrona di casa.

    ha ragione.

    solo se il paziente è solo ci si può sostituire agli affetti.

    ho due esempi in mente. di un medico di famiglia, strano ma vero, che faceva la notte ai suoi assititi senza famiglia, in ospedale.

    gli farei un monumento (anche perché l'ho saputo per caso, lui, che è amcio mio, non l'ha mai raccontato).

    e di una ragazzina, studentessa di medicina. in cardiologia vede una vecchietta, sola. la vecchietta le dice: signorina, mi stringerebbe la mano? la ragazzina studentessa so che per giorni e giorni è andata in ospedale, fuori dagli orari delle lezioni, a stringere la mano di quella donna.

    scusate se ho detto cose fuori tema, ma ho letto solo il post e gli interventi della mia amica milu.

    remo bassini

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  16. Grazie, Sambigliong! Accidenti, com'è difficile farsi capire! e come è piacevole quando qualcuno ti capisce!

    Baci

    Cecilia

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