mercoledì 14 giugno 2006

Ho un paziente che ha due anni più di me. Viene da me da circa sette anni. Lui è siciliano, vive qui perchè solo qui ha trovato un lavoro. A casa ha un certo numero di figli che vivono tutti insieme, maggiorenni e minorenni, senza la mamma che s'è trovata un altro uomo e li ha lasciati tutti al loro destino. Non ha mai fatto un giorno di malattia nei sette anni in cui lo seguo, anche quando in realtà era ammalato. Si pigliava le medicine e via al lavoro. Sempre lavori pesanti, notturni, turno lunghi, straordinari, così poteva mandare più soldi ai suoi figli, a casa.


Da tre anni a questa parte non ha neppure una stanza per dormire. Lavora di notte, pulisce le strade, e di giorno dorme in macchina o in qualche posto caldo, qualche volta a casa di un amico, sul divano.


Tre mesi fa ha cominciato ad avere dolore allos tomaco. Ho chiesto eco urgente, gastroscopia urgente, tutto negativo. Poi l'ho mandato in pronto soccorso, ogni volta una flebo di antidolorifico e a casa. Lui era riluttante a fare gli esami, per via dei soldi che costa il ticket, al terzo invio in p.s. finalmente me lo tengono e gli fanno gli accertamenti.


Vivrà forse per altri tre mesi, forse per sei. Ma forse anche un anno, dice l'oncologa. Ci sono stati dei casi, dice. Dei casi.


Stamattina ero distrutta. Gli ho applicato il primo cerotto di morfina. Ho cominciato a dirgli qualcosa, un po' per volta, pronta a fermarmi se vedo che non è pronto ad accettare.


Con l'oncologa abbiamo convenuto di rimandarlo a casa. Di affidarlo ad un centro migliore possibile e vicino a casa sua, dove potrà dormire in un letto, farsi assistere dai figli, dai fratelli, dalla sorella.


Laggiù spero che qualcuno intelligente e sensibile possa dirgli quello che non sono ancora riuscita a dirgli io.


Sono triste fino alla morte. Vedo il suo sangue sulla sabbia. E non voglio vederlo.


Capsicum


 


Aggiornamento. Uno degli oncologi, il numero due del reparto, è palermitano. Ha fatto qualche telefonata ed ha messo in mano al mio/nostro paziente una listina di numeri di telefono, nomi e indirizzi, scelti fra i migliori della zona, e tutti già preavvisati. Uno di loro lo seguirà. Oggi m'è venuto a salutare. Lui spera che ci rivedremo quando starà meglio. Almeno non lo mandiamo via da solo. Almeno non lo dimentichiamo.


Continuo ad esser triste

5 commenti:

  1. che cosa ti aspettavi da un uomo che vive cosí,dottoressa? che non si mangiasse il pancreas da solo?

    capisci perché sono un'oncologa pentita?

    con tutta la mia solidarietá,

    sara

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  2. Vi prego, non pentitevi. Il pancreas, questa vita, ce lo farà mangiare comunque, ma se i medici come voi rinunciano, a noi, cosa resta? Non cerco un medico che mi guarisca, se non è possibile, ma spero in un medico che mi curi. Grazie.

    N

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  3. sara, cosa c'entra questo? è possibile quel che dici tu, ma siccome non sono dio e non posso cambiare la nostra società da sola, mi limito a rimboccarmi le maniche e a fare quel che posso. L'opinione pubblica va formnata, sospinta. Invece i medici si chiudono nei loro ambuilatori, nei loro cuori e nelle loro sofferenze. Non funziona, non produce risultati questo, lo capite? bisogna parlare, parlare, anche se non c'è nessuno a cui parlare. Insomma, datemi una mano, scrivete, leggete, fate leggere di questi argomenti.

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  4. non ti invidio, io non sono capace, io non so come si fa ad usare le parole giuste nel tempo giusto.


    Capsicum, continua a fare quello che fai, ma io capisco molto anche Sara e mi piace che ci sia chi si esprime anche come lei, proprio perchè spesso il problema è a monte.


    Sara! anche se sei pentita il tuo "dovere" lo fai lo stesso? spero di si.


    prof

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  5. p.s.

    inutile sottolineare la rabbia ed il dolore per una sanità che funziona nel modo descritto


    prof

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