giovedì 15 giugno 2006

CANCRI


Oggi parlo con Anna, alla fine le dico: no, anche io me li devo diluire st'impegni, tra questa settimana e la prossima ho problemi con un neoplastico. Si, dice lei, ho letto sul blog. No, non è lui. E' un altro.


Ora voi dovete sapere che c'è un'epidemia. Non vedo altro. E va bene.


Ora dovete anche sapere che di cancri al colon ce ne sono di due tipi: quello desro e quello sinistro. Poi c'è dei sottotipi, ma per capirci questi sono i due grossomodo.


Un kappa colon destro è facile da operare, e pure se ci fosse una metastasi al fegato, quella si può provare a togliere con la radiofrequenza, o comunque trattare. Un kappa colon sinistro invece a volte è tanto infiltrato e appiccicato che pure se metastasi non ce ne è è un casino uguale.


Se poi sei vecchio, con un kappa colon destro, capace che campi pure con le metastasi sino a che non muori di vecchiaia. Ho una signora, io, che a 92 anni le abbiamo levato un kappa colon destro in laparoscopia, il chirurgo ha fatto un taglietto tipo appendice e l'ha cavato fuori di li. Questo tre anni fa. Adesso sta trattando, come ogni anno, l'acquisto dei suoi pomodori con cui fa le bottiglie. Un paio di metastasi le ha, ma sono metastasi vecchiettine, lente e indolenti, neppure se ne accorge. Che poii se mi muore a 96-97 anni, una gran fregata non l'ha presa.


Qualche settimana fa un signore ottantenne energico e di pessimo carattere viene ricoverato per nausea e stitichezza. C'è una massa al fianco destro. Lui afferra qualcosa, si fa delle idee. Ed in base ad esse decide che è giunto il momento di finire in bellezza. Tanto, se si deve andare, andiamo. Smette di mangiare. Smette di bere. Comincia a smadonnare da vecchio comunista. I medici (medicina difensiva, ve la ricordate?) prendono l'occasione al volo, scrivono in cartella "non vuole essere trattato" e lo spediscono in una lungodegenza.


La figlia viene da me in lacrime e dice: il babbo sta morendo, e ora come posso fare?


Ok, vado a litigare col vecchio prepotente. Gli spiego le cose come stanno in realtà. Tiro un paio di madonne pure io. Pare facile, detto così, ma non lo è. Lui strilla come un'aquila: devo morireee. E io: embè? pure io se per questo. Ma io devo morire adeeesssssoooo.  Io: non ne vedo il motivo, ma se proprio insiste ci sono modi più semplici che morire di fame. Lui: e voglio tornareeee a ca' miiiiii. Io: sono d'accordo, qui non ci sta a fare niente. Lui: aaaallooooraaaa, se urlo abbastanza mi caccerannno ben puuuureeee, porca di quella ***** aaaaaà


Facciamo un programma. Prima contratto con lui, che è dura. Poi coi colleghi: roba da ridere. Chirurgo, anestesista, radiologo, casa di cura dove è ricoverato, casa di cura dove andrà a farsi operare, servizio infermieristico domiciliare, caposala casa di cura, caposala domiciliare. Mi ci sono voluti tre giorni, ma abbiamo una tabella di marcia. Se non succede qualche altro disastro il 28 p.v. gli caviamo sto kappa colon destro e lo rimandiamo a casa.


Per quanto tempo? Mah. Ognuno di noi lo sa per quanto tempo vivrà?


E ora, questo è uno. Ora vada a domicilio da un altro kappa, fegato stavolta.


Se facevo l'oncologa, cara Sara, ne vedevo di meno.


2 commenti:

  1. no, no. non ne vedevi di meno. ti farei vedere che affollamento che c'era oggi quando facevo la terapia. e poco fa una mia vicina mi ha raccontato del figlio di quattro anni di suoi amici che ha un cancro al rene con metastasi polmonari. Ha risposto bene alla chemio (lo hanno portato a Pavia), la metastasi è sparita e il tumore si è ridotto. Non ci posso pensare, un bambino di quattro anni. Non lo definirei propotente, il vecchio. Ma tu sei stata brava a insistere.



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  2. no, no. non ne vedevi di meno.

    sara

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