mercoledì 17 maggio 2006

La giornata era cominciata bene, con tutto quel sole. Me ne vado alla spesa, rispondo a un bel po' di telefonate, poi dico: vado in studio a riordinare la scrivania, intanto che aspetto che si fa mezzogiorno.


Mezzogiorno: perchè alle dodici e trenta ho appuntamento per una visita a domicilio alla bisnonna della neonata morta qualche giorno fa. Mezzogiorno perchè alle dieci e mezzo c'è il funeralino della piccola e la famiglia si stringe attorno alla mamma.


Così mi sdondolo in studio, mi lavo la faccia, e mentre mi asciugo suona l'orecchio bionico. E' il figlio della bisnonna. La bisnonna è deceduta, non sappiamo cosa dobbiamo fare. Che si fa adesso? 


Sono cinque minuti dallo studio, arrivo che ancora sono solo in quattro: due dei figli, la badante e la povera morta rimpicciolita dal male e dagli anni, nel suo letto.


Mentre faccio la parte meno gradevole del mio lavoro, arriva una nipote e scoppia in pianto dirotto. Poi si cercano gli altri, ma nessuno è in casa, i telefonini sono spenti, sono tutti nella piccola chiesa del cimitero.


Basta, il resto lo immaginate da soli.


Io esco, entro in auto e mi scopro in lacrime come gli altri.


3 commenti:

  1. Che cosa cambia dentro quando si deve essere partecipi tutti i giorni del dolore degli altri?

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  2. dipende. qualcuno si barrica dentro si sè, alza un muro. altri diventano, non mi viene la parola, fatalisti forse. altri semplicemente restano nella corrente dei sentimenti umani, della vita, una corrente che da qualche parte ci porta senza dubbio, ma dove? nella Casa Dell'Ozio, alla fine, stanza dopo stanza, su per le scale, fino alla porta posteriore, su un grande mare notturno dove una barca è appena salpata.... Baci

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  3. ciao cara

    ti ho linkata

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