martedì 18 aprile 2006


SONO IL GALOPPINO DEL BOSS


Giro di visite in campagna. La Lisetta sembra migliorare un po' con le flebo. "Eh, tutto di vecchio qua dentro! Non credo mica di arrivare ai cento, sa? Ma sinchè sono qui, se mi riuscisse di avere un po' più di forze.." Intanto non ha più le dita blù per la cianosi: ci consoliamo con poco. Tre case più in là, nella borgatella, abita la nipote. Lisetta sa che passerò da lei e mi prega di portare i suoi saluti alla nipotina.


La nipotina ottantenne ridacchia. "Sa com'è, sono più giovane, ma muoio prima. Non va nulla bene, le gambe non mi reggono"


Mi sposto alla frazione vicina. Il paziente ne ha 87. Dalla Russia è tornato con i piedi congelati. Non ci crederete, ma curiamo ancora quei poveri piedi. Oggi il destro è di nuovo rosso e gonfio, con la pelle tesa e lucida fino al ginocchio. Un pochino di diuretico per spintonare i reni malandatissimi, esami di funzionalità renale di controllo.


E avanti così, di vecchio in vecchio.


Alla fine sono d'umore riflessivo. Non riuscirò a tenerli invita in eterno, un giorno o l'altro qualcosa andrà storto per ognuno di loro e li perderemo. Spero che ad andare storto non siano le mie cure. C'è un po' di egoismo professionale in questo. Mi è già accaduto che quando un vecchio muore tutti i parenti mi lascino e cambino medico, nella convinzione che sia stato per colpa mia che il nonno è deceduto. Forse dovrei cominciare a fare come fanno alcuni colleghi, a preparare i parenti, a dire: che volete fare di più? Più che vecchi non si può diventare. Sospendere le cure, smettere di comportarmi come se fossero ancora giovani, come se valesse la pena lottare per un anno in più, un mese in più.


Ma non posso farci niente: io non riesco a pensare così.


Mi ricordo tanti anni fa, col Boss, quando facevo la galoppina per lui. Avevamo un vecchissimo paziente, Cavaliere di Vittorio Veneto. Era allettato, da tempo, ma lo tenevamo sù in qualche modo, con farmaci, fleboclisi, ferro, di tutto. Era fantastico. Mi raccontava tutte le sue avventure di guerra, della prima e della seconda. Di quando nel 41 si ruppe un braccio sull'Appennino. E di quando, nella Grande Guerra, scendeva dalla prima linea in paese a comprare il pane ogni mattina. Ci pensate? Si scendeva dalla prima linea  a comprare il pane fresco, e facevano a turno perchè era una incombenza assai gradita! In una di quelle occasioni entrò nel retro della panetteria, nel forno vero e proprio, e vide il fornaio che impastava, con le braccia, a suo dire, non pulite. E si sputava sui palmi delle mani e li fregava e dai ad impastare!. Mi disse "Non riuscii più a mangiare il pane. Mangiavo le gallette, che nessuno le voleva, ma il pane fresco, di quel fornaio, non l'ho più assaggiato".


La Grande Guerra raccontata da uno che c'era!


Poi il Boss andò in pensione e il nostro Cavaliere dovette cambiare medico. Il nuovo medico lo andò a vedere, si fece una bella risata davanti al nostro tavolone pieno di farmaci e flaconi, tolse tutto. Ma tutto tutto.  Sei giorni dopo edema polmonare acuto e decesso.


Il Boss scosse la testa e disse: "Peccato! A modo suo era un grand'uomo, no? So che le dispiace dottoressa, ma si consoli pensando che noi, nelle nostre mani, lo abbiamo mantenuto vivo e glielo abbiamo consegnato lucido e vivo"


Ora, forse non ho mai acquisito una mia indipendenza di pensiero. Sono rimasta il galoppino del Boss.  Continuo a lavorare come lavorava il Boss. Il resto si vedrà quando sarà.

5 commenti:

  1. Tutto ciò è incredibile

    RispondiElimina
  2. Mi domando se quel "medico" che ha eliminato tutte le cure che venivano somministrate a una persona che ne aveva bisogno, provocandone la morte, sia stato poi denunciato da qualcuno all'Ordine dei medici, e alla magistratura.


    Domanda retorica, ovviamente. So bene che non è successo, poichè si considera normale, se non auspicabile che i vecchi muoiano.


    Ci sono professioni per le quali, in modo particolare, i titoli accademici non dovrebbero bastare, bensì dovrebbero essere integrati da test d'intelligenza e di rigore morale, ma, come è ovvio, questo non avviene.


    RispondiElimina
  3. @Mare: lui ti obietterebbe che il nostro era "accanimento terapeutico" e che il vero comportamento eticamente corretto era il suo! per questo, vedi, insisto sulll'importanza del testamento biologico. Il diritto di decidere deve tornare in mano alla persona interessata, sempre, e dico sempre, anche quandol'interessato si è rincoglionito, perché ha deciso prima e la sua decisione ha rilevanza legale. Oggi come oggi è solo una delle tante proposte utopistiche dei radicali, che vengono dipinti come gli spaccam****ni della politica. Però...

    RispondiElimina
  4. Nel giuramento di Ippocrate è contemplato l'accanimento terapeutico?

    Non c'è, perchè il dovere del medico è quello di curare il malato, secondo il principio della prestazione di mezzi, cioè secondo lo stato dell'arte medica.


    Comportamenti di sospensione delle cure configurano tra l'altro un reato secondo le leggi vigenti.


    Non esiste un diritto del medico di stabilre quando curare o no un malato.

    RispondiElimina
  5. Esatto. Esatto!! Ma secondo me soprattutto ESISTE il diritto UMANO del malato di dire se, come, quando, da chi, in quali casi e fino a che punto vuole essere curato. Solo che è un DIRITTO UMANO non riconosciuto. Baci Capsicum

    RispondiElimina