domenica 30 aprile 2006

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Lui non dice mai nulla, non bestemmia. Dei due sono io quella che ne lascia andare una grossa, e di gusto.



Lui non si lamenta mai, ma non vuole essere lasciato solo. Dorme vicino a me, mi tiene sempre la mano. Anche se vado solo in bagno mi chiama, gli dico aspetta, faccio pipi'. Io cerco di essere sempre la stessa, non piango mai con lui, lo rimprovero come sempre.




A volte dice: sarebbe meglio morire insieme. Io dico insieme no! Perche' anche Nostro Signore insieme non ci sopporterebbe, litighiamo troppo. A volte c'e' ma non e' li'. Fa i gesti di quando era al telaio, lui e' ancora a lavorare, non vede le cose che ha intorno, vede le macchine, e lavora. Era tessitore e allora gli chiedo: sei a Firenze o a Calderara? E lui mi risponde: ma non vedi? Siamo nel tal posto. Poi a volte titta, come se avesse un biberon, e dorme sempre come un bambino nella pancia della mamma. Ma la sua mamma non l'ha mai cercata, cerca sempre solo me. E noi siamo soli, sempre soli.




Per carita', quelli dell'ANT vengono sempre, gli fanno tutte le cose, e l'ambulanza lo viene a prendere un giorno si e uno no e lo porta alla dialisi. Ma quella dialisi! Il giorno dopo non c'e', e' distrutto, e appena si riprende ritorna l'ambulanza a prenderlo. Ora ci hanno mandato un telegramma. Venerdi' lo vogliono alla visita di controllo per l'accompagnamento. Mio figlio li ha chiamati, gli ha spiegato la situazione, e loro hanno detto potete chiedere una visita a domicilo, ci vorranno un po' di mesi, ma nel frattempo dobbiamo sospendervi l'assegno. Mio figlio ha detto meglio fare a meno dell'assegno che farlo morire cosi' per strada.




A muoverlo, perde tanto sangue da quella ferita, la ferita dove gli hanno tolto l'ultimo rene e la vescica, sa, non s'e' chiusa, e lui perde sangue, da mesi. Mentre era ricoverato sempre pigiami zuppi di sangue, io li portavo a casa a lavare, nessuno mi diceva niente, non dico dirmi sta per morire, che me lo sarei ripreso a casa prima, ma sapevano che aveva preso il virus C e non hanno detto nulla, io l'ho letto nel foglio di dimissione, non ho mai usato i guanti per lavare, per pulirgli il sangue.




Tutto quello che hanno detto e' stato: ora lo mandiamo a Bentivoglio, e li' ho capito, c'e' morto mio cugino, e ho detto: viene a morire a casa, viene a morire con me. Lo sa come ho un brutto carattere, sempre avuto, ma non ho avuto piu' la forza di maledirli, di dirgli il fatto loro. Questi stronzi.




Io lo odio quell'ospedale li' eppure, sono io che mi maledico, perche' non conosco altre strade e vado sempre li'. Mi si chiude qui quando entro, e si riapre solo quando sono fuori. E non finisce mai. Ogni volta gli fanno qualcosa, ma per cosa dico io? Basta! Basta, no? E lui invece vuole essere curato, lui vuole ogni ora, ogni minuto in piu', cosi' facciamo tutto, tutto e tutto per niente.




Sono li' e gli tengo la mano e nessuno con cui parlare, nessuno con cui parlare. Nessuno con cui parlare.




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