sabato 15 aprile 2006


LA FINE E' IL MIO INIZIO




Nel 94 facevo quello che si chiamava Guardia Medica PFN, un lavoro che mi lasciava poco tempo per dormire e tantissimo per leggere. 


Per me significava scegliere non meno di due o tre libri la settimana, con punte di cinque o piu': ero sempre a caccia di novita'


Mi capito' di notare una recensione al libro d'un giornalista italiano che faceva il corrispondente per una testata tedesca e che per un anno aveva girato l'Asia senza mai prendere un areo. Io all'epoca mi pare non avevo mai lasciato l'Italia e anche di quella ne avevo visto poca. Figurarsi l'Asia! Eh, l'Asia, si! Leggiamoci un po' d'Asia. 


Mi sono innamorata di Terzani leggendo Un indovino mi disse.


Poi e' toccato a In Asia, La Porta Proibita, Un altro giro di giostra. Poi, gli anni sono volati, ho sentito ch'era ammalato, e ch'era morto a 66 anni. 



Qualche settimana fa guardo la trasmissione pseudo meteorologica di Fazio e vedo il figlio Folco che presenta l'ultimo libro, postumo, di Terzani: La fine e' il mio inizio. Dice Fazio: ma ti rendi conto che ne hanno tirato 300 mila copie? Sono tante! Ah, si? risponde sto bel ragazzo, non so, io non mi intendo. 


Due o tre giorni dopo dal mio libraio vedo il volume in prima fila e me lo porto a casa.


 


A sorpresa, ci ritrovo la mia infanzia. L'Italia povera e dignitosa. I soldi della famiglia tenuti nel cassettone, che scemano angosciosamente al finire del mese. Le visite della domenica, mia madre col dito alzato che ammonisce: si va a fare una visita di cortesia, non a mangiargli la loro cena; il gelo che ti entra nelle ossa mentre studi,con la coperta avvolta attorno; il vestito buono per la domenica e quello "andante" per tutti i giorni, e sotto al grembiulino per non sciupare neanche quello; la fine improvvisa della segregazione sessuale al ginnasio, con la terribile timidezza dei primi mesi.



E i libri. I libri mioddio. Le pareti intere ricoperte della biblioteca universitaria, la magica chiave degli schedari, la porta misteriosa attraverso cui i bibliotecari ti portavano la tua porzione di tesoro. 


I libri che, coi figli, sono uno dei due modi per otttenere una piccola immortalita'. 



Ora a me Terzani piace per motivi vari e diversi, riassumibili sostanzialmente nella sua irritante quanto accattivante sincerita', nella genialita' modesta, la curiosita' inesauribile, la disarmante ricerca dell'essenziale.

C'e' in questo libro il racconto e la mappa di un viaggio, che e' anche la meta.

Un viaggio che si puo' fare girando l'Asia e parlando una mezza dozzina di lingue, ma pure girando solo un piccolo paese e parlando, se va bene, l'italiano passabilmente e assai meglio il dialetto.

E' un viaggio in cui i bagagli sono latinamente impedimenta. In cui ogni cosa e' un bagaglio, ogni desiderio un impiccio.

A seconda che l'itinerario ti sia gia' noto o ignoto, puoi leggere queste pagine e vedere come per altre geografie si condivida il medesimo percorso, oppure leggere e incuriosirti di questi mirabili tragitti del corpo e dell'animo.

Puoi, con un pizzico di fortuna, ritrovare lo stesso tuo amore della bellezza unito alla passione per l'essenzialita', il collezionismo sublimato nell'ascetismo, la consapevolezza di non poter nulla possedere, ma solo amorosamente custodire. E il riconoscimento del limite. Io qui posso arrivare: sereno, si, ma non santo. Santo e' troppo, non e' per me.

Dunque uno si fa l'idea che sia un libro di filosofia. Ma invece sono, come sempre quando leggi Terzani, racconti di viaggio. Da Monticelli a Firenze, l'Europa, l'America e Singapore, il Vietnam e la Cambogia, la Cina, la Birmania ed il Laos. Macao e il Giappone, Bombay ed il Nepal, la Siberia e l'Appennino toscano.

Solo e sempre racconti di viaggio. Senza fine. Perche' anche l'ultima fine e' nuovamente l'inizio.

 










 

5 commenti:

  1. Passavo di qui..e ..scusa...ma mi sono accomodata mollemente a leggere qualche tuo post.


    Sai, hai ragione su una cosa..non tutti i medici sono il prototipo dell'allieva del Boss anzi...


    Ho sentito il mio medico di famiglia dire ad una figlia con genitore allettato che chiedeva una visita periodica al genitore...

    "Ma, se anche vado, cosa posso fargli?"


    Queste visite mi risulta che siano anche obbligatorie e io...devo essere diventata rossa di rabbia di fronte a quella risposta involontariamente origliata..

    di rabbia impotente di fronte anche a quella sorta di rassegnazione con cappello in mano che certe persone molto semplici hanno nei confronti di chi ritiene abbia in mano una sorta di "potere" verso il quale si debba avere un atteggiamento assolutamente referente.

    Certo, magari mio suocero, persona semplice anche lui, non si sarebbe fermato di fronte a quella risposta...anzi...avrebbe cominciato una serie di panegirici niente male..assolutamente giusti.


    Non c'è niente di peggio per una famiglia con un malato grave in casa aggiungere al dolore umano che questo comporta, anche il senso di solitudine nel quale si sprofonda..il senso di inadeguadezza poi fa bingo.


    Per questo tutto serve, anche una parola buona, anche il non sentirsi del tutto soli.


    Per questo dico grazie a Te...i tuoi malati sono fortunati ...anche se sembra un paradosso.


    Forse mi sono dilungata troppo ..come prima volta..scusa


    A presto

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  2. achillepetulante19 aprile 2006 16:01

    la fine è solo un inizio da inventare..



    piacere di conoscerti (virtualmente, intendo).



    un saluto.




    A.

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  3. pièveloce, piacere mio!

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  4. Cara Fuorimoda, grazie per esserti fermata! Premetto che hai ragione: un buon medico in certe occasioni fa davvero una grossa differenza, lo so. E’ per questo che io e i miei Colleghi della Società Italiana di Medicina Generale ci battiamo: pare impossibile, ma non tutti i medici di famiglia sono interessati ad iscriversi ad una società scientifica, anzi siamo una minoranza, rilevante ma minoranza. Premesso ciò, c’è da dire che si può sempre cambiare medico. Ma non credere che una come me riscuota maggiori consensi di altri. La verità è che un paziente non ha gli strumenti per giudicare della competenza o meno del suo medico. L'unica fortuna è che, per ora, e solo per ora, il cittadino ha diritto di cambiare medico tutte le volte che vuole fino a che non ne trova uno che gli piace. Ma le cose cambieranno, vedrai. Si parla di Utap, di ambiti territoriali, di medico a stradario come le scuole, di centri medici dove prendi quello che c'è, come al pronto soccorso. Mah.

    In quanto all'obbligatorietà delle visite a domicilio agli allettati, non è vero. Non c'è un obbligo. Da un paio di convenzioni a questa parte la visita a domicilio può essere richiesta solo se 1- è urgente e 2- il paziente è intrasportabile. Entrambe le condizioni, non una sola delle due. Con questa scusa per due rinnovi convenzionali si è evitato di adeguare lo "stipendio" del medico di famiglia alla svalutazione. Visto che nella voce "stipendio" sono comprese anche l'affitto dello studio, lo stipendio della segretaria, il telefono, la luce, la benzina dell'auto, l'auto eccetera eccetera, puoi capire che la capacità d'acquisto del nostro cedolino si è ridotta probabilmente di oltre la metà negli ultimi dieci anni. Prendiamo 38 euro lordi annui a paziente. Ripeto: 38 euri lordi a paziente per anno. Poi, gentilmente, ci pagano a parte per cose come l'assistenza ai terminali, le trasfusioni a domicilio, le visite a domicilio concordate con l'Azienda USL (ma se ne fai una in più del concordato non la pagano, e devi giustificarne la necessità nell'ambito di un contratto preventivo, soggetto a controlli periodici), queste ultime nella favolosa misura di 18 euro l'una. Diciotto euro per una visita che tra andare, star lì e tornare ti porta via non meno di un'ora. Lorde e comprensive di auto, benzina eccetera eccetera. E, a proposito, non abbiamo ferie pagate, non abbiamo malattia (ma solo una assicurazione integrativa che ci copre pochissimo), non abbiamo tredicesima, non abbiamo buonuscita. In compenso siamo sempre al centro di tutta la propaganda sulla malasanità. Ora, forse, sarai meno meravigliata dellla risposta del collega. E' dura fare il medico di famiglia come lo faccio io. Al limite, i giovani possono sempre andare in GB, dove al primo impiego li pagano 6000 (dico seimila) euro al mese netti e con tutti gli incentivi del caso e ambulatorio gratis a carico del NHS. Dalla mia città ne sono già partiti una mezza dozzina, i più bravi, è chiaro. Ogni anno viene un rappresentante del NHS inglese a fare reclutamento. Se avessi ancora 30 anni me ne andrei pure io. Blair non sarà il massimo, ma almeno lì rispettano il voto dei cittadini ;-))

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  5. achillepetulante19 aprile 2006 18:52

    è proprio il libro di Stefano Benni che mi ha spinto verso quel nome..



    ripasserò volentieri..




    un abbraccio.




    A.

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