lunedì 6 marzo 2006


Un amico mi manda questa lettera. Si chiama Stefano ed è persona di intelligenza ed equilibrio non comuni. Condivido le sue preoccupazioni e le sue valutazioni. Eccola:




"I sondaggi di opinione prevedono un distacco contenuto tra gli schieramenti, e al momento l'esito delle elezioni non sembra deciso. Questo, per chi vede le cose come me, appare allarmante e sconcertante. Dopo cinque anni di quello che, secondo una mia valutazione tutta da giustificare, è il peggior governo del dopoguerra, l'incertezza mi appare segno di una profonda disinformazione e/o irrazionalità del corpo elettorale.

 

Provo a sostenere con dei numeri la mia valutazione (le fonti sono diverse, mi scuserete se dovessi commettere qualche imprecisione. L'essenziale è però sicuramente esatto):

 


Cominciamo dall'economia (dati ISTAT, OCSE):


PIL: l'ISTAT ha appena comunicato che la crescita 2005 è zero. Crescita media 1997-2001: 2,1%. Crescita media 2002-2005: 0,5%.


Conti pubblici: nel 2001, il deficit era il 3,1% del PIL, l'avanzo primario il 3,2%. Nel 2005, il deficit è stato del 4,1%, l'avanzo primario lo 0,5%. Si torna verso i felici anni '80.


Occupazione: L'ISTAT ha appena annunciato che nel 2005 le "unità di lavoro totali" sono calate dello 0,4%. Nel 2004 erano rimaste stabili. Nel complesso del periodo 2002-2005 c'è stato un aumento medio dello 0,4% annuo, in costante discesa rispetto al 2001. Nel periodo 1997-2001 erano aumentate in media dell'1,1%.


 


Passiamo alla modernizzazione del paese (report Università di Harvard):


Competitività: l'Italia è al 47° posto; nel 2001, era al 26°.


E le infrastrutture tecnologiche del ministro Stanca? Nel 2001 l'Italia era al 25° posto nella classifica della "Networked Readiness". Nel 2004 era al 45°, alla pari con la Giordania.


 


Chiuderei con alcuni indici sulle libertà civili. Vediamo come se la cava in questo settore la "casa delle libertà":


Libertà economica (Heritage Foundation): l'Italia è al 42° posto, alla pari con Trinidad. Nel 2001 era al 29°.


Libertà di stampa (Freedom House, fondata da Eleanor Roosevelt): l'Italia è al 77° posto, retrocessa da "libera" a "parzialmente libera" a causa di "un conflitto di interessi tra i più flagranti del mondo".


 


Ho deliberatamente evitato di citare i provvedimenti più controversi presi da questo governo. Se i comportamenti fossero ragione sufficiente per screditare questa maggioranza, non avrei motivi di preoccupazione. Preferisco invece rifarmi a dati oggettivi, cui dovrebbe essere sensibile anche chi non dà peso alle questioni morali.


Credo che essi siano sufficienti a stabilire che:


- l'Italia negli ultimi cinque anni ha conosciuto un arretramento su tutti i fronti;


- i nostri problemi non sono "comuni a tutto l'occidente". Abbiamo perso gravemente terreno sul resto dei paesi OCSE;


- i problemi economici non "dipendono dagli attentati terroristici". I dati OCSE dicono che USA, Gran Bretagna, Spagna (ossia i paesi occidentali colpiti dal terrorismo) se la cavano molto meglio di noi;


- che le cose vadano male non è una fissazione delle cassandre da "lasciar perdere", ma un dato di fatto seppure pervicacemente negato e ignorato nella prassi di governo;


- non è vero che "i politici sono tutti uguali". Nella peggiore delle ipotesi, ci sono politici mediocri e politici pessimi. Nella legislatura precedente le cose sono andate molto meglio. E non dipendeva (solo) dalla congiuntura internazionale."




Grazie a Stefano ed un abbraccio a tutti.
Capsicum


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