mercoledì 15 marzo 2006

Stiamo cercando di convincere 350 medici di famiglia a riflettere su come lavorano e su che risultati ottengono e su quanto sono felici o infelici di lavorare.


Resistenza, ecco cosa stiamo ottenendo.


Con pretesti come: ma qui vengono fuori dei dati, a chi appartengono questi dati? ma non è che poi ve li vendete? che troviamo un articolo su una rivista che vi fate belli con i nostri dati?


Oppure roba come: ma che razza di corso di formazione è questo! dove sono i professori?


Mi sono inca**ata e hio detto che su questa materia i professori siamo noi, che non c'è nessuno in grado di insegnarci nulla che non sappiamo già meglio.


Ma lo capisco che sono tutti troppo illividiti.  E poi dovrebbero rispondere che sono infelici. Che lavorano male. Che tutti gli mettono i bastoni fra le ruote. Che sui giornali c'è scritto che se prescrivono i farmaci sono ladri e se non li prescrivono sono assassini.


Dovrebbero fermarsi a pensare alla distanza tra quello che vorrebbero poter fare e quello che sono costretti a fare, o meglio a non fare.


Questo fa paura.


Ma se non lo facciamo noi, chi?


Se non lo diciamo noi, chi?

2 commenti:

  1. beh ma magari queste critiche sono uscite da persone con una assertività troppo pronunciata.

    in un campione di 350 soggetti penso che ci siano molte più persone disposte ad ascoltarvi e a collaborare :)

    ... o no? O.o

    se la resistenza è condivisa da molti, la vedo dura far campbiare idea a così tante persone!

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  2. un buon 50%. No, le critiche nascevano dal malessere, e il malessere è proprio quello che noi vogliamo indagare. Cmq il 25 vado alla seconda parte, infatti 350 tutti insieme non ci stavano e così abbiamo due grupponi da 170 e rotti divisi in sei o sette gruppi da una ventuna di persone per il cosiddetto lavoro a piccoli gruppi. Io conduco un piccolo gruppo. Tosta, ma divertente.

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