lunedì 19 settembre 2005

Ci sarebbero un sacco di cose da dire sul libro del post precedente senza a rrivare a svelarne il finale. Per esempo Grisham sostiene che, nonostante il soprannome la grassa dato a Bologna, per le sue strade si vede ben poca gente grassa. Qui si nota la sua abitudine a correlare  questo aggettivo al panorama di grandi obesi che affligge il nord america. In realtà il bolognese medio è in sovrappeso: quei cinque-dieci chili oltre il desiderabile, che sempre sogna di smaltire ma che tuttavia consolida ogni volta che cede alla tentazione di una cena ai Tre leoni, al Cacciatore, o anche ad una puntata un po' fuori città, per esempio alla Vecchia Roma di Calderino, al Pescatore di Sala, alla Lanterna, alle Conchiglie sopra Sasso marconi, e sono troppe le tentazioni irresistibili e tutto sommato non eccessivamente care per poterle citare tutte, figuriamoci poi resistere!

 Se il bolognese medio non lavorasse come un matto e non fosse, mediamente, uno sportivo dilettante, i chili di troppo sarebbero molti di più. La città è letteralmente piena di società podistiche, ciclistiche, squadrette di calcio/basket/pallavolo/ baseball amatoriali, e di scuole di ballo! Le palestre non si contano, i campi da tennis neppure, ogni quartiere ha una commissione preposta allo sport e il comune da oltre vent'anni supporta le società sportive nella organizzazione di ginnastica per gli anziani, a costi veramente popolari. Bologna mangia e si muove, cucina e corre, sorseggia lambrusco o pignoletto e balla. Gola e moderazione. Si mangia per godersela, con un pochettino di senso di colpa. Questo fa sì che i ristoranti scadenti non riescano a sopravvivere. Si mangia decorosamente persino alle mense della camst. L'unico cibo indegno è quello che viene servito nelle scuole ai bambini. I quali, abituati alla cucina delle mamme e delle nonne, regolarmente lo rifiutano. La dada della manutencoop che lavora anche nel mio studio mi racconta dei piatti che tornano tutti indietro intonsi ogni volta che il livello di palatabilità scende sotto un minimo accettabile. Le dietiste del centro di preparazione pasti si difendono affermando che è tutta roba sana, ingredienti di prima scelta; le mamme ribattono che ciò rende la cosa ancora più grave: ci vuole veramente un cuoco tristo per rovinare ingredienti di prima qualità.

Visto che parliamo di bambini, sono rimasta deliziata nello scoprire che Grisham legge i libri per ragazzi: è lì che il figlio del protagonista ha trovato il suo nickname: il Grinch.
E, a proposito di nomi, quale nome migliore di Lazzeri da dare ad uno che è comtemporaneamente resuscitato a nuova vita e anche un "uomo morto che cammina"! Una donna sposata di cui innnamorarsi non può che essere Francesca e restando in tema di donne il suo capo della CIA rassomiglia in modo inquietante alla signora Rice.
Il resto credo che ve lo possiate leggere da soli.
Baci

Capsicum

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