domenica 22 maggio 2005

Nel blog di Angelo Moroni è in atto una interessante discussione sui referendum. Interessante da parecchi punti di vista.

 

Anche il Contadino ha detto la sua sull’argomento.

La stessa cosa ha fatto lo straordinario marito di Comida.

Qualcuno invoca luoghi virtuali dove informarsi. C’è la fondazione Luca Coscioni, c’è il sito del comitato per il referendum, c’è il sito dello scienziato Carlo Flamigni c’è persino il Moige, quel gruppo che, bontà sua, sostiene di rappresentare tutti i buoni e bravi genitori italiani (dal che conseguirebbe che la sottoscritta è una schifezza di genitrice, visto che non si sente rappresentata dal Moige manco per niente…). Lo linko in nome della mia democraticità, non della loro, eh?

Intanto vi racconto la stessa storia che ho raccontato a Moroni ed ai suoi (e miei) amici, e domani, se vi va, qualche considerazione “da medico” della vostra Capsicum.

 

 

 

IL BIMBO NEL CUORE DI MARIKA

 

 

C'è una ragazza che (non) si chiama Marika e che ha una sorella down.

Marika è sposata, dedica la sua vita ad assistere gli anziani e gli ammalati. Insieme a suo marito vuole tanto avere un figlio, ma ha paura di mettere al mondo una bambina come sua sorella.



Marika sa benissimo come si vive da down. La sua sorellina è sempre nella sua vita e nel suo cuore.

Marika non ha informazioni di seconda mano. Marika lo sa. Sa cosa vuole dire la responsabilità di una bambina cresciuta che non sarà mai autosufficiente, sa cosa vuole dire per la sua mamma, per il suo babbo, sa cosa vuole dire per lei. Se lo posso evitare, dice, non sarò responsabile di tanto dolore.


Possiamo dire che Marika e la sua famiglia, in fatto di eroismo e di malattie genetiche, hanno già dato, e neppure smettono di dare.





Così fa l'amniocentesi. Tra un ritardo e l'altro le dicono solo alla metà del quinto mese che il piccolo è down. Marika non se la sente di tenerlo, e interrompe la gravidanza. Poi ha una brutta crisi depressiva. Nessuno pensa a farle una bella mappa del genoma, le dicono che è stato un caso, che ci riprovi pure tranquilla, così rimane incinta di nuovo. Anche il secondo feto è down, ma stavolta lo scoprono prima, col prelievo dei villi coriali. Interrompe la gravidanza al quarto mese, ma a questo punto è veramente distrutta. La curiamo, insieme ai colleghi psicoterapeuti, per due anni, con colloqui e psicofarmaci a gogò.




Nel frattempo ha fatto una mappa cromosomica e si scopre che è portatrice di quella che si chiama una traslocazione bilanciata: cioè le due gravidanze down non sono un caso, c’è una altissima probabilità di avere altri figli down. Ma tra una cosa e l’altra sono passati quattro anni, è arrivata la Legge 40. Marika non può più accedere alla fecondazione assistita in Italia: intanto perchè lei e suo marito non hanno problemi di sterilità, e le due gravidanze precedenti lo dimostrano. (Come sapete, o dovreste sapere, questa è una delle limitazioni che si vorrebbero abrogare)





Marika si rivolge ad un centro privato, e loro preparano tutto per la fecondazione assistita, ma sarebbe inutile: infatti per la nuova legge non si può fare la diagnosi prenatale prelevando qualche cellula all'embrione e analizzandola. Gli embrioni vanno prodotti alla cieca e impiantati comunque sia (questa è un’altra delle norme che si desidera abrogare). C'è però una possibilità: quella di analizzare gli ovuli prima della fecondazione. Si analizza il "globulo polare", cioè la metà della cellula dalla cui divisione si originano l'ovulo e, appunto, il globulo polare. Costa caro, ma si può fare. Legalmente. E viene fatto. Con gli ovuli selezionati si producono tre embrioni. Solo tre, perchè la legge non ne permette di più.





Questo vuole dire che comunque, anche se con la stimolazione ovarica hai prodotto ventidue ovociti (tanti ne ha fatti Marika), quelli che avanzano li devi buttare, non puoi fecondarli, perché poi non li potresti conservare. Questo vuole dire che il tentativo successivo non lo puoi fare tanto presto: intanto il povero ovaio si deve ripigliare un poco, e poi devi ripetere da capo anche la stimolazione ormonale. Che non è mica piacevole in sé, e comunque gli ovuli mica te li levano con la bacchetta magica: ti operano in anestesia generale e in laparoscopia per farlo. Anche questa è una delle parti della legge che si vorrebbe levare.

 



La nostra Marika a questo punto ha tre embrioni a disposizione. Verosimilmente abbastanza sani. Verosimilmente, perché con la tecnica del globulo polare la certezza non c’è.. Glieli impiantano. Ma tre, credetemi, non sono storie, hanno una possibilità di riuscita molto bassa; sembra attorno a una fecondazione riuscita su quattro. In Italia se ne impiantavano quattro o cinque almeno, al primo tentativo.  (Ma molto dipendeva anche dall'età della mamma: più è giovane, più facilmente attecchiscono, Marika tra una cosa e l'altra ha passato i 30 da un po') Al secondo o al terzo anche sette, otto. Di questi raramente ne attecchiva più di uno o due.

Ma la legge 40 dice al massimo tre. Così niente gravidanza per Marika. Nessuno dei tre embrioni si è impiantato. Dovrà ricominciare da capo.


 

Nel frattempo sono passati parecchi anni, Marika non ringiovanisce, ma è una piccola ragazza coraggiosa. L'ho vista l'altro giorno per strada e mi ha detto "mi raccomando, vai a votare, vero? E parlane con tutti quelli che puoi, dì a tutti che vadano a votare, racconta anche la mia storia, se vuoi, se può essere utile. E speriamo che la gente capisca, capisca che non siamo dei mostri, che non ci meritiamo tutto questo, in tutta Europa veniamo trattati con rispetto, come delle persone che vogliono essere genitori, qui ci dipingono come assassini dei nostri figli, noi che vogliamo solo averne uno di figlio, come lo avete voi, un figlio sano".

 

Ora che ci sono, e visto che Marika non ha nulla in contrario, vi racconto anche di quel che ci siamo dette tempo fa, prima della legge 40. Marika disse: “se non riusciamo così, ne ho parlato con mio marito, chiederemo la donazione di un ovulo”. Neppure questo adesso la legge 40 consente, e anche qui uno dei quesiti referendari riaprirebbe la speranza per Marika, e per tante altre ragazze come lei.

Perché non potrebbe una donna sana come me, per esempio, già madre dei figli suoi, regalare qualche gamete che le cresce, che non le serve, alla mia Marika, a un’altra Marika sconosciuta? Posso dare un rene, e questo mi danneggia; posso donare una metà del mio fegato, e anche questo mi danneggia. Posso donare tutto il sangue che voglio, posso donare il midollo osseo, si può sapere chi ha paura di lasciarmi donare un gamete?

 

E se posso adottare un bambino, che ha tutto il patrimonio genetico proveniente da un’altra coppia, perché non posso adottare un gamete?

E se posso avere un figlio con un altro partner, ed è concesso al mio partner successivo di adottarlo, o addirittura mio marito può avere un figlio con un’altra donna, e riconoscerlo, e io poi lo posso adottare (con tutti i se e ma di legge), ma si può sapere perché un ovulo no? Si può sapere perché uno spermatozoo in bottiglia no?

 

Chi ha paura del bimbo nel cuore di Marika?


 

3 commenti:

  1. io voterò sì anche se nella vita ho scelto di non fare figli. se altri hanno desiderio di maternità e paternità, non sta a me ostacolarli, però vorrei sapere da che cosa nasce tutto questo disperato e assoluto bisogno di generare un figlio.

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  2. dalla paura di morire? dalla nostra carne? dalle radici del nostro respiro? dal desiderio di compagnia? Non so da dove nasce. Quando ho avuto il mio primo figlo non lo cercavo, mi sono trovata incinta nel mese di sospensione della pillola e le ultime parole famose del marito furono (le ricordo nitidamente) "per una volta cosa vuoi che succeda?". Ma il secondo l'ho desiderato spasmodicamente. era un desiderio che veniva da sotto lo stomaco, un desiderio angosciante, imperioso,la mia vita mi sembrava a metà senza un altro bimbo, la mia famiglia non mi bastava. Quando è nato Andrea mi sono sentita in pace con me stessa. E con tutto questo, da dove nasca il desiderio non lo so, ma ci sono passata e rispetto quelli che ci stanno dentro adesso.

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  3. Beh, mi aspettavo questo post e ti ringrazio. Ho un motivo in più per votare sì. Toni(alamal@tin.it)

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