giovedì 26 maggio 2005

ESAMI


Come molti non sanno, ogni settimana pago uno psicoterapeuta impavido che mi rifà  le bucce. Da circa un anno e mezzo.


Ora, ho le mie belle angosce da scaricare, credetemi. Ma sono rimasta un po' stranita l'altro giorno quando mi ha chiesto che cosa volessi fare dei nostri incontri. E poi ha aggiunto che non ha nulla in contrario a vedermi regolarmente, ma che dovrebbe essere ormai chiaro che non è il caso di contrabbandarla per psicoterapia.


Una ci resta un po' così, ma gli ho lasciato il tempo, bontà mia, di spiegarsi. Perchè si, mi ha detto, lei è venuta qui ingolfata, sommersa, affogata dagli impegni e dalle pressioni che le arrivavano da ogni parte, lavoro e famiglia, e potevamo definirla una patologia da stress, ma ormai, una volta superato il momento di sovraccarico,  appare chiaro che i suoi problemi sono emergenti dalle situazioni che affronta sul lavoro, dalle angosce che le vengono comunicate dai pazienti, dalle sue reazioni a dagli interrogativi che si pone sul suo ruolo di medico, sulla morte e sul morire. Lei, per dirla tutta, dei problemi psicologici suoi, nel senso di patologia, non ne ha.


Dico: ma le sembra poco?


Dice: ma si rende certamente conto che possiamo parlarne, ma non finiremo mai, perchè lei affronterà sempre situazioni nuove, problemi nuovi, persone nuove, ci saranno sempre delle sofferenze, delle morti, ci sarà sempre la burocrazia, l'insoddisfazione, i colleghi, per non parlare delle tematiche, per così dire, filosofiche, deontologiche, persino teologiche. Certo ogni volta si fa un passo avanti nella conoscenza, ma non si finisce praticamente mai. E' una strada che va sempre avanti.


Dico: l'avevo capito anch'io, ma non mi sembrava un buon motivo per fermarsi.


Dice: sono d'accordo, tuttavia credo che vederci una volta al mese, in questa ottica, sia più che sufficiente.


Ora, secondo voi, sono stata promossa o bocciata? L'ho appena scritto e già non  mi piace questo interrogativo. Comunque il colloquio è andato così.




3 commenti:

  1. contrariamente allo stereotipo che è diffuso nel senso comune, le psicoterapie non sono e non devono essere eterne.

    lui ti sta lasciando la mano piano piano, ma ti ricorda che, al bisogno, ci sarà! :)

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  2. Io ho un'altra impressione e cioè che il nostro psico banalizzi la situazione di capsicum, se lei è andata era per trovare una persona con cui condividere delle difficoltà della vita.


    Lo psico mi pare che affermi che le difficoltà sono normali, forse tanto normali che lui non ha nessuna intenzione di condividerle con la bloggher (forse perché non basta una laurea in psicologia per essere in grado di condividere?)


    Una persona che va da un'altra è sempre per fare un pezzo di strada assieme, il risultato dipende da entrambi e da cosa si cerca.

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  3. già già, utente anonimo. Mi sembrava nteressato quando ero molto angosciata, e quando pensava che dovessi lasciare mio marito; adesso che sono meno angosciata e che parlo solo di argomenti innescati dal lavoro, ci tiene a farmiche si tratta di "normale" insostenibile sofferenza del vivere

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