venerdì 4 marzo 2005

LA TORTA DI RISO DELLA SIGNORA ALFONSINA

-Mah, non so se la mia torta è così speciale come dice lei. A noi la insegnò una vecchia, vecchia cuoca, di quelle di una volta, e lei diceva: “la torta bisogna dimenticarsela nel forno”. Proprio dimenticarsela nel forno. Certo che il nostro forno di allora non era mica di quelli di adesso. Sa, si cucinava col carbone, e non c’erano mica le lancette o gli orologi. Adesso poi queste teglie usa e getta, sono molto comode, davvero. Come facevamo? Eravamo abituati, facevamo anche il pane ogni settimana, e dopo il pane mettevamo la torta e chiudevamo il forno e ce la dimenticavamo proprio dentro. Poi mica si faceva sempre. Ci voleva un’occasione. Eh, ma comunque la ricetta è facile, proprio facile. Ci vuole semplicemente un etto di riso per ogni litro di latte, poi lo fa cuocere piano piano e il giorno dopo ci fa la torta.

-Ma quanto zucchero ci mette?

-Zucchero? No, non ce ne metto molto, il solito.

-Cioè?

-Quattro etti, ce ne vanno quattro etti.

-Tre di zucchero semplice e uno di vaniglia?

-Nooooo, quattro etti di zucchero.

-Allora non ci mette la vaniglia?

-Come non ci metto la vaniglia? Tutti ci mettono la vaniglia! Un etto di vaniglia, si capisce!

-E poi?

-Insomma, lei vuole tute le dosi. Un etto e mezzo di mandorle…
(e conta con le dita)
Un etto di cedro, ma è meglio se è abbondante, più è e meglio è, il cedro si sente, a me piace il cedro, un pochino di più!… un etto di amaretti. E sei uova, sei uova naturalmente. E basta, è tutto. Tutto a pezzetti, e tutto mescolato insieme, e poi messo nella teglia e in forno.
Però la mia è un po’ diversa, eheheh….. (pausa ad effetto)
Ci sarebbe una cosa da fare in più. Se ne ha voglia, naturalmente, solo se le piace.

-Siii?

-Vede (e abbassa la voce e si china verso di me ridacchiando), vede quei quattro etti di zucchero non li metta tutti nel latte appena ha finito di cuocere col riso, no. Ne metta due etti. Gli altri due li mette al fuoco insieme con le mandorle tritate, non troppo piccole, quelle mandorle, e le fa leggermente caramellare. Mica da bruciarle, nooo, solo quel pochino, sa, quel pochino… (si raddrizza di scatto) poi mette tutto insieme. Ehehehe, gli da un altro sapore, un po’ così…. E non la bagni da calda col liquore, aspetti che si freddi bene, il caldo gli rovina il sapore.

-Che liquore?

-Ah, il misto per dolci, o l’amaretto, o l’alchermes. L’amaretto è buono, ma costa caro. Il misto andrà bene, vedrà. Se la torta è buona, tutto va bene, pure il rosolio.
E’ contenta adesso? Ma mi dica la verità, lei non l’ha mica mai fatta la torta, eh? Me lo poteva dire subito che voleva farsela insegnare!!!!  Eeh! 

3 commenti:

  1. era una vita che non sentivo nominare l'alchermes...:-)))

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  2. e i maraschino?

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  3. conosci mio frate?

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