sabato 12 febbraio 2005

 IL TURNO DI OTELLO

Circa un anno fa, credo, ho raccontato la storia di Otello e di sua moglie. Si intitolava "una lunga storia d'amore" e cominciava "al numero 13 sono stata la prima volta per una bronchite di Otello"

Da novembre sto curando Otello che sta morendo per un cancro del pancreas.

Questo mi sta facendo soffrire molto. Per una volta parlo di me, non dei pazienti.

All'epoca, quando era malata sua moglie, discussi con Otello e con sua figlia sulla opportunità di  parlare con la signora della sua malattia e del fatto che stava per morire. Ne parlo sempre, ne discuto sempre, le cose non dette rimangono tra le persone come muri. Otello mi disse con molta chiarezza come la pensava. Disse: "non basta che soffra perchè sta male, vuole farla anche soffrire per la paura di stare per morire? le lasci la speranza. Se si trattasse di me non vorrei saperlo, preferirei poter continuare a sperare fino alla fine. Credo che sia la maniera più giusta di comportarsi, almeno per quanto mi riguarda"

Così anche stavolta ho parlato con la figlia e lei mi ha ricordato "il babbo non vuole sapere, lo ha sempre detto che non vuole sapere".

Ma non potete immaginare quale disagio sia per me.

Lui si fida, si fida di me, si fida delle mie cure, non vuole assolutamente essere ricoverato, dice che è sicuro che io posso fargli fare a casa tutto quello che farebbe in ospedale, non vuole saperne di muoversi da casa sua, perchè, dice, quello è il suo posto.

Tutte le volte che vado a trovarlo mi racconta dei suoi progresso o dei problemi che ha, è sempre ottimista, sempre sorridente, anche adesso che non riesce più ad alzarsi dal letto, che è tutto giallo, che gli ho messo un cerotto di morfina per levargli il dolore alla pancia.

E io mi sento un verme.

Mi dico: lui si fida di me e io gli racconto delle balle.

Mi sento davvero un verme, e mi tocca pure sopportarlo col sorriso sulle labbra. Non posso sbottare, non posso reagire, non mi posso ribellare, debbo stare lì e fare quello che lui vuole.

Anche se alla fin fine lo faccio volentieri, lo faccio con determinazione, lo accetto, insomma, tuttavia mi fa stare male.

Maledizione, odio dirlo, ma starò meglio quando sarà morto. Sarà una liberazione.

3 commenti:

  1. Ogni mattina, apriva la stessa porta

    l'Uomo senza perchè

    pronunciando un'unica parola

    ricevendone un'eco

    non più risposta

    non ancora addio.

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  2. che bello. sei tornata.

    baci

    il figlio quello + cresciuto

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