venerdì 2 luglio 2004

il mio amico Pescatore oggi mi ha mostrato un nodulo duro e legnoso tra il collo ed il torace, che si nasconde dietro la clavicola. Ecco, mi ha detto, adesso posso anche fare a meno di perder tempo con la tac della settimana prossima. Poi abbiamo parlato a lungo e non vi racconto nulla di quel che ci siamo detti, perchè sono faccende mie e sue, non servono a nessun altro. Solo questa cosa: mi ha chiesto semplicemente una mano per tagliare via l'ultimo tratto della corsa, quello peggiore. Non vuole soffrire, ormai si tratta solo di arrivare al traguardo prima possibile, meglio possibile, con maggiore dignità. L'infermiera era presente e gli ha detto, testuali parole: no, tesoro, non glielo puoi chiedere questo. Strana cosa, quell'infermiera lì che chiama qualcuno tesoro, ed io le ho risposto che non è come dice lei. lui può chiedere tutto quel che crede opportuno, solo che io non posso sempre rispondergli di sì.


Più tardi, in studio, ne ho parlato con la giovane collega che mi sostituirà la settimana prossima, e con il mio collaboratore/manager di studio. Ho detto che mi dispiace che la legge non ci lasci liberi di disporre di noi stessi, ho detto che sono convinta che la vita sia un bene disponibile, che se potessi farei quel che il Pescatore mi chiede. Invece so che posso solo offrirgli una sedazione terminale, per risparmiargli la dispnea col rantolo degli ultimi giorni, lui respira già male, il larigneo ricorrente è già fottuto e così non ha più voce, di tanto in tanto si infila in bagno, poi è tornato e m'ha detto di nascosto che sputa sempre più sangue, ridacchiava e voleva sapere se poteva funzionare da scorciatoia, questa.


Ho passato due ore a cercare di non piangere, e lui a volte pure, e sua moglie intanto ha messo bene in chiaro che neppure se si tratta di fargli compagnia durante una flebo non ci sogniamo di contare su di lei, che ha le sue cose cui badare.


Così uno dei miei amici muore, mentre io ne scrivo mio marito scalpita perchè vuole essere aiutato a portare giù la carta della raccolta differenziata, questo blog è una vera perdita di tempo, irritante, ecco.


Comunicare è come una vincita al superenalotto: una cosa quasi impossibile che comunque talvolta inspiegabilmente succede.

4 commenti:

  1. Happiness/di Carver/ Talmente presto che fuori è /ancora buio./ sto alla finestra con il caffè/ e le solite cose del mattino presto/ che passano per pensieri./ A un tratto vedo il ragazzo e il suo amico/ salire per la strada/ per consegnare il giornale./ Portano berretto e maglione,/ e un ragazzo ha una borsa sulle spalle./ Sono così felici/ che non dicono niente, questi ragazzi./ Penso che se potessero, si prenderebbero/ sottobraccio./ E¹ mattino presto,/ e stanno facendo questa cosa /insieme./ Essi avanzano, lentamente./ Il cielo si sta facendo più luminoso,/ anche se la luna ancora pende/ pallida sul mare./ Una tale bellezza che per un attimo/ morte e ambizione, perfino amore,/ non riescono a intaccarla./ Felicità. Arriva/ inaspettata. E va al di là, /davvero,/ di ogni chiacchiera mattutina /su di essa.



    Un caro saluto, Cecilia

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  2. grazie, toni, ne avevo bisogno

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  3. Una domanda scema: ma non si può imparare - e organizzarsi per tempo - a semplificarsi il percorso da soli? Lo chiedo egoisticamente: prima o poi mi toccherà e non voglio essere in balia di altri.

    Deve esserci un sistema.

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  4. Per Lia: non ci sono ancora sistemi. uno di questi giorni ne parlo, ci vuole tempo per non scrivere cazzate o cose che possano essere fraintese. E' uno dei temi più roventi della discussione etica in medicina, naturalmente i media non ne parlano, ma qualche centinaio di folli monomaniaci medici giuristi e filosofi nel mondo lo trovano un argomento tanto importante da dedicarvi gran parte della loro vita.

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