mercoledì 14 luglio 2004

 


Ancora Moni Ovadia  -  "Vai a te stesso"


 


  Ho visto questo libro nelle scansie di una libreria d’un centro commerciale, mentre aspettavo l’ora di inizio di un film per bambini nella vicina multisala. Perché le mamme questo fanno:  rubano il tempo qui e là tra il lavoro e l’orario d’uscita da scuola di un figlio, o la riunione della madri scout, o l’inizio di un film per bambini nella multisala, o durante una festa per bimbi, quando affidi il tuo al bailamme del piccolo branco ed alla custodia di altre madri, come una gattara, e ti prendi un’ora per passeggiare, leggere un libro, scrivere una pagina.


 


  Mi piace il titolo, ho pensato, eppure non mi piace anche, per via dell’assonanza con quel parto di Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore, dal sentimentalismo così facile da parere falso, annacquato. Poi mi sono detta: mica è colpa sua, di Ovadia,  se la Tamaro ha scritto vai dove ti porta il cuore. Io vado invece dove la mia mente travagliata mi conduce, e a volte, molto spesso, non vado in nessun luogo, ma rimango a sprofondare in me stessa. Vado a me stessa, appunto.


 


  Ho letto quasi tutto il libro sdraiata su un lettino sulla splendida spiaggia di Morcone, avvolta in una brezza tesa e profumata, di quando in quando con un bimbo o l’altro appoggiato alle mie ginocchia, concentrata dal rumore ritmico delle onde e rinfrescata di quando in quando da un candido spruzzo.


 


  Non tratto male i libri, salvo per una vecchia e deprecabile abitudine. Ogni volta che leggo qualcosa che mi colpisce veramente, segno il punto con una piccola orecchia nella pagina, nell’angolo superiore o inferiore, a seconda della parte del foglio in cui il passo interessante è contenuto. Non è un gran danno: vi sono libri con una sola orecchia, altri con sei, sette. A pagina 125, prima di lasciare la spiaggia, ho notato qualcosa, e mi sono fermata a contare i miei segnalibro: ventitre.


Ora, come una golosa vecchia signora che rientri dal giro del buffet con un piatto stracolmo d’assaggi allettanti, destinati a stratificarlesi sui fianchi oltre che nella memoria gaudente, dispongo le mie frasi preferite sulla pagina davanti a me:


 


 


-         “Se queste parole dunque le dico, conviene anche che le scriva, soprattutto perché qualcuno che ritenga giusto farlo possa servirsene per rimproverarmele”


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-         “Il secolo che è alle nostre spalle ha sviluppato con inaudita violenza una peste idolatrica che ha preso il nome di totalitarismo. Il virus che l’ha generato è l’idea di un bene assoluto contrapposto ad un male assoluto”


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-         “... il peccato imperdonabile fu pensare di poter acquisire la conoscenza mangiando un frutto. Quella criminosa stupidaggine spezzò la condizione edenica. La conoscenza non può essere inghiottita, non può essere comprata, la conoscenza deve essere conquistata attraverso il travaglio dell’interiorità che conduce all’ ecce homo. “


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-         “non a caso i Maestri dell’ebraismo dicono che un uomo il quale ripudi radicalmente l’idolatria è già ebreo, ivrì: colui che traghetta il ben-adam, il figlio dell’uomo dallo status di suddito allo stato di soggetto del proprio agire, dalle tenebre dell’idolatria alla luce dell’umanesimo”


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-         “La violenza porta con sé l’idea che farsi carnefice redima la propria pregressa condizione di vittima”


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-         “Essere in relazione positiva con la propria sessualità significa essere in relazione creativa con la propria natura di essere umano e con colei che rappresenta la prima matrice di confronto: la donna che ci è stata messa non a fianco, ma contro, affinché noi intendessimo la vita come una relazione dialettica di alterità e non di subordinazione. Perché la donna è “l’altro” per l’uomo e l’uomo è l’altro per la donna”


-         “Uno degli errori più gravidi di conseguenze nefaste nella storia dell’umanità è che vaste categorie di esseri umani senzienti, dotati di possibilità di scelta, abbiano lasciato i grandi pensieri etici – Cristianesimo, Islam, Ebraismo, ma anche altri pensieri sublimi – a professionisti della spiritualità. Che abbiano trasformato questi pensieri in strumenti di dominio, di pregiudizio, di pèrocessi di pietrificazione e di necrosi di quegli stessi pensieri”


 


  Il resto a domani, per evitare indigestione!...

2 commenti:

  1. Però fare le orecchiette alle pagine è veramente una deprecabile abitudine. Meglio tracciare a matita una linea accanto alla frase o al paragrafo e riportare il numero della pagina sul retro di copertina. Magari scrivendoci accanto una parola chiave che ci ricordi l'argomento.

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  2. questo si che è essere organizzati!!

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