domenica 20 giugno 2004

LA BELLA AMICA DEL BOSS - FINE


 


Il sabato pomeriggio Milla accusa una fortissima cefalea. Prende un Optalidon, e non conta. Ne prende ancora uno, poi,  in preda ad un dolore lancinante, chiama la Nipote, raccoglie la borsa sempre pronta per l’Ospedale e si fa portare in Pronto Soccorso.


 


I miei Colleghi minimizzano. Non è niente. La Nipote chiede una TAC. Macché, macché, vorrà scherzare? La TAC ci serve per robe serie, per cose urgenti! Mettono una flebo, la situazione non migliora. Nel pomeriggio Milla non riesce ad alzarsi dal letto per andare in bagno. Usa la padella con fatica. Verso le diciannove e trenta la Nipota la lascia addolorata e angosciata. Due ore dopo le telefonano a casa: Milla è in coma.


 


Salta fuori che la TAC è disponibile, viene fatta, c’è una massiccia emorragia cerebrale, va trasferita in un altro Ospedale dove c’è la Neurochirurgia. Nel cuore della notte la Nipote segue l’ambulanza che porta Milla, ormai per sempre inconsapevole, su una ridente collina in vista dei monti su cui è nata.


 


Il neurochirurgo parla con la Nipote. “Deve firmarmi il consenso. Dobbiamo operarla, dice, l’emorragia è gravissima”.


La Nipote sembra una donnina di campagna, ma è una professionista affermata. Vuole sapere, prima di firmare. Sapere cosa si può ottenere con questo intervento: guarirà? Parlerà? Camminerà?


No, risponde il chirurgo, ormai il danno è fatto. Resterà paralizzata, del tutto. Difficilmente parlerà. L’intervento serve a ripulire, a limitare, forse, la paralisi, a farla, forse, sopravvivere.


 


“Allora, mi racconta la Nipote, ho pensato al terrore della zia Milla di restare su una sedia a rotelle, all’umiliazione, tremenda per lei, d’essere di peso, dipendente dalla carità di una assistenza altrui, e gli ho detto: no, nessun consenso, non si opera. Almeno, mi ha proposto, facciamo una TAC col contrasto. E’ venuto su il radiologo, anche lui voleva un consenso, e gli ho chiesto a che serviva l’esame. M’ha spiegato che era  necessario per preparare un eventuale intervento. Forse non m’ero spiegata bene, ho detto. La zia non si opera. Lei non voleva, non avrebbe mai voluto. Cosa dice, dottoressa, ho fatto bene?”


“La signora Milla avrebbe certo deciso così. Lei ha fatto la cosa giusta”


“Ora, dottoressa, potrei chiederle una cosa? Ha detto anche a lei come voleva essere sepolta? Perché, vede, sembra che potrebbero esserci problemi, per via di un fratello che vive lontano e che dovrebbe, sembra, firmare il consenso alla cremazione. Nel caso, posso disturbarla per confermare i desideri della zia?”


 


Parliamo ancora un poco di urne e di fedi nunziali, e d’altro. Infatti non è tutto. La Nipote mi dice d’aver saputo solo oggi dalla vicina che venerdì sera l’Assemblea Condominiale aveva lungamente discusso, e infine unanimemente votato, d’impedirle di dar da mangiare agli uccellini. “Le portavano via i suoi uccellini, ci pensa? E la zia non m’ha detto mica niente!” Il sabato mattina uno zelante e soddisfatto Amministratore aveva affrontato i cinque ripidi piani di scale per andarglielo a comunicare.


 


L’altro giorno m’è giunta la comunicazione ufficiale dell’Azienda Usl: Signora Milla, 7/5/04, revoca per morte.


Non ho ancora avuto il coraggio di telefonare al Boss.


 


 

1 commento:

  1. Madonna santa....è terribile......

    Tesoro.....un bacio...grande...ciao, grazie delle tue visite son così importanti.....ciao tesoro ;))

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