sabato 12 giugno 2004

LA BELLA AMICA DEL BOSS  - 4


 


Eppure una visita a domicilio alla signora Milla era per me fonte di grande angoscia.


 


Le cose andavano così. Lei telefonava, gentile, con quella voce da bambina arrochita, cominciando con un buongiorno o buonasera, dottoressa come va? E poi aggiungeva, con tono pacato e quasi soddisfatto”io sto male. Male male male” E continuava sempre discorsiva elencando dolori, febbri, tumefazioni delle ginocchia, crisi ipertensive, soffocamenti, svenimenti, cadute. Poi cominciava il pressing “allora cosa si fa? Lei cosa dice? Come debbo fare? Che cosa prendo? E si ricorda l’ultima pillola che mi ha dato, andrà ancora bene o no?” mentre io non mi ricordavo quale fosse l’ultima pillola, e senza neppure sapere se alludeva all’ultima della settimana scorsa o all’ultima di un mese fa, all’ultima prescrizione nuova o all’ultima ripetizione di ricetta, o all’ultima riesumazione di una terapia precedente. Poi, ottenuta una disposizione, cominciava un lunghissimo torrenziale discorso che comprendeva ricordi di gioventù, barzellettine stantie, resoconti di incomprensioni, resoconti di presagi, intuizioni, barlumi precognitivi e telepatici. Nel frattempo avevo imparato a continuare la visita al paziente che avevo davanti, col telefono tra spalla ed orecchio, comunicando a cenni col poveretto, o a bigliettini, palpandolo, auscultandolo con l’orecchio libero, implorandone la comprensione con sguardi eloquenti. Quindici minuti, poi venti, infine “Debbo lasciarla signora Milla, ho un paziente davanti a me” ed ecco la stoccata finale “allora quando la vedo? Domani? Giovedì? (il giovedì è la mia mattina delle domiciliari)” e neppure stabilire un appuntamento era sufficiente, perché rimaneva il capitolo del “come stanno i suoi bambini? E il marito, eh?” Mi lasciava stremata. E angosciata al pensiero del bis domiciliare.


 


Ora sono qui a chiedermi da quale fonte scaturisse tutta la mia ansia. Intanto la consapevolezza di non avere una soluzione ai suoi mali, la solitudine in primo piano. Poi quella di non avere neppure una soluzione “accettabile” ai suoi dolori. Lei non accettava le cure. Aveva la convinzione incrollabile d’esser morente, pertanto non gradiva essere smentita. C’erano tre problemi: una tiroide ammalata, le articolazioni infiammate e un aneurisma dell’aorta ascendente e dell’arco, vicinissimo al cuore, che sembrava stabile, ma in grado comunque di rompersi a sorpresa. Così non era possibile rifiutare una domiciliare. Ma, una volta lì, non c’era altro da fare che ascoltare, lasciare scorrere la piena alluvionale delle parole sino a vederle smagrirsi in rivoli sempre più sottili. Infine guadare il torrente così sfogato traghettando un nuovo assetto farmacologico, una nuova tappa di consulenze ed esami.


E sono qui a parlare di lei. Non è facile, davvero.


 

2 commenti:

  1. Da una settimana frequento ospedali. Incontro solo gente che non ha tempo: dal primario all'ultima infermiera. Gentilezza e buona educazione servono a poco. Almeno una volta bisogna sbattere i pugni sul tavolo. Per ottenere ascolto. Ti pare giusto?

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  2. caro tao, poche settimane fa ho istruito un mio paziente così: "dunque, signor G., lei adesso va in Pronto Soccorso, mi raccomando deve sembrare molto arrabbiato, dice loro che continua a pisciare sangue, proprio così gli dice, non come dice lei scusi io faccio sangue con rispetto parlando. Poi a questo punto alza la voce. E' capace? Mi fa sentire? non è che ha un abbasamento, no? Bene, così, alza la voce e dice proprio urlando che la sentano anche gli altri nell'atrio, dice io sono tre mesi che piscio sangue, dice così, non dica "vedo rosso", e ho paura e adesso basta mi fate qualcosa per farmi smettere. Poi se non la ascoltano lascia passare diciamo tre minuti di orologio e ricomincia, solo alzando la voce un po' di più, e via ogni tre minuti fino a che non si danno una mossa. Vuole vedere che il posto letto per l'intervento salta fuori?"

    Questo, è chiaro, dopo che da otto settimane avevo fatto una diagnosi certa di neoplasia vescicale, parlato con cristo e i santi, come si dice, ed eravamo sempre in lista d'attesa per la cistoscopia.

    E' chiaro che non mi pare giusto, no. E spesso neppure basta alzare la voce, bisogna anche diventare volgari.

    Se il mondo non stesse così forse non avrei bisogno di scrivere un blog come questo.

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