lunedì 26 aprile 2004

UNA GIORNATA DI QUEL...

UNA GIORNATA DI QUELLE CHE TI PIACEREBBE BUTTARTI DA UN BALCONE


 


Sono depresso. Molto. La cosa è correlata in un certo modo alla mia timidezza nei confronti delle altre persone, specialmente di quelle dell’altro sesso. È uno di quei giorni in cui a uno piacerebbe buttarsi da un balcone, oppure bere una tazza di varecchina, o di cianuro, o di catrame bollente. Per cercare di tirarmi un po’ su sono andato a fare un giro. Di solito non esco spesso di casa, ma tanto oggi non ho altro da fare.


Sto passeggiando sotto al portico accanto allo stadio. Non ho idea di dove andare. Mi si prospettano alcune alternative:


- prendere un autobus fino al capolinea e ritorno. Casso subito quest’ipotesi perché non mi va di perdermi e ho paura di metterci troppo tempo e non so quale autobus prendere.


- seguire la pista ciclabile fino al parco Talon. Accantono anche quest’idea. In una giornata soleggiata come questa, il Talon sarò fitto così di gente.


- andare al centro commerciale in via Andrea Costa. No, non mi va.


- tornare a casa. Non mi va nemmeno questo, perché non ho nulla da fare a casa.


- riflettendo un attimo, c’è il cimitero della Certosa a cento metri da qui. Sì, ho deciso, vado là. Dopotutto, i suoi inquilini sono noti per essere inoffensivi.


Detto fatto. Mi incammino verso la Certosa. Che io sappia, ho solo una bisnonna sepolta in Certosa, perché la tomba di famiglia è a Castelmaggiore. Passo davanti ad un impresa di lavorazione marmi e graniti, e ad un fioraio. Vedo due ragazze che stanno discutendo con la fioraia a proposito di quali fiori prendere. La fioraia consiglia qualcosa di azzurro, riferendosi al linguaggio dei fiori. Io passo davanti ad alcuni piccoli cactus in vaso. Mi piacciono i cactus. Se li tocchi, si sanno difendere. Sono aggressivi.


Sorpasso il fioraio ed entro nel cimitero. All’entrata ci sono le tombe di due sportivi che mancarono all’affetto dei loro cari gareggiando o tentando di battere qualche primato. Che modo stupido di andare al Creatore. Oltrepasso le tombe ed entro in una sala. Alle pareti stanno svariate tombe di famiglia, mentre al centro ci sono due sarcofagi. Le tombe di famiglia devono essere molto vecchie: tutte le persone sepolte lì sono passate a miglior vita negli anni ’20 o giù di lì, fatta eccezione per due persone trasferitesi in Certosa nell’86, ma si vede da un miglio che l’incisione è più recente. La tomba della famiglia Gennaro Fabbri mi piace. È un lastrone di vetro nero alto fino al soffitto, con sopra una croce grigia e il nome degli inquilini della tomba scritto a lettere d’oro. C’è silenzio. L’unico suono che si sente è il cinguettio degli uccelli.


Esco dalla sala e mi ritrovo in un corridoio di quelli con le tombe disposte in dieci file dal pavimento al soffitto. Gli uccelli cantano anche qui. Mi chiedo se sia registrato o cosa, il cinguettio. Mentre percorro il corridoio, mi chiedo anche dove siano le urne cinerarie. Poi penso che magari verrà anche per me il giorno che il mio cuore mi dirà basta, mi sono rotto le balle, il sangue è tuo e te lo pompi da solo, e così mi viene un infarto. Voglio essere cremato, dopo la mia dipartita. E non voglio funerali. Chiederò che le mie ceneri siano buttate nel bidone dell’immondizia più vicino senza troppe cerimonie.


Anche qui gli anni variano dal 1910 al 1950. Devo essere capitato in un’ala antichissima del cimitero. In molti loculi non c’è la data di nascita, ma è indicata l’età degli occupanti.


Esco dal corridoio. Sono in un cortile con uno spiazzo erboso al centro, per quelli sepolti in terra. I muri che delimitano il cortile sono ricoperti di tombe. A giudicare dalle date, questo settore risale agli anni ‘80. Le forografie non sono più in bianco e nero. C’è poco da vedere. Svolto alla prima porta che incontro.


Questo posto è diverso. È un porticato che sembra, anzi è lastricato di loculi. Le tombe sono seganlate da croci di marmo che si levano dal pavimento, con sopra il nome del proprietario. Il porticato delimita un’area rettangolare che è occupata da un campo. Le lapidi del campo sono particolarmente piccole e fitte. Forse sono urne cinerarie. Vado a dare un’occhiata.


Mentre mi incammino vedo che una delle piccole lapidi è ornata da alcune girandole di plastica. Non c’è vento, quindi le girandole non girano. Ma mi sfiora un sospetto terribile. Voglio allontanarmi, ma le mie gambe fanno quello che gli pare a loro. Ormai sono vicino e posso confermare i miei sospetti. L’occupante della piccola tomba è lì dal giorno in cui è nato.


Ormai sono in ballo. Continuo a girare. Non mi aspettavo che la Certosa avesse un settore ragazzi. Il cimitero a Castelmaggiore non ce l’ha, a quanto mi risulta. Su molte delle tombe è segnata una sola data, preceduta dalla sigla N.M. In alcuni casi ci sono due date separate da un paio di giorni, un paio di mesi, raramente un paio d’anni. L’inquilino più vecchio ha sette anni, e sopra la sua nuova casa c’è una foto di lui con una maglietta rosso-blù del Bologna. Ci sono anche delle girandole qua e là. Quando ci passo davanti girano, anche se non c’è vento, quasi che i loro piccoli proprietari siano contenti che qualcuno sia venuto a trovarli. Quello che mi colpisce di più sono le dediche su alcune lapidi. “Ti vogliamo bene. Mamma e papà.”


Voglio uscire. Appena ho compiuto metà del giro del campo svolto e ritorno al settore di quelli sepolto del pavimento. Ho le lacrime agli occhi, ma non devo piangere. Sono troppo sensibile. Voglio essere cinico, stronzo e cattivo. Se mi impegno a fondo ci vado molto vicino. Ma non stavolta. Il mio tentativo di non scoppiare in pianto ha successo, ma solo ne non parlo, e comunque mi si forma un groppo in gola. Spero di non incontrare nessuno. Finora non ho visto anima viva qui dentro. Solo anima non più viva.


Ritorno al settore con lo spiazzo erboso che risale agli anni ‘80. Cerco di darmi una calmata, almeno che non si veda il mio stato d’animo da fuori. Aspetto cinque minuti e mi do un’occhiata in uno di quei bagaglini argentati tipo vite che stanno su alcuni loculi per tenerli attaccati alla parete. Vado molto meglio. Ringrazio il proprietario del loculo, un certo Egidio; mi sembro Amleto che parla coi teschi. Mi incammino verso l’uscita, perché sento delle voci e non mi va di incontrare della gente.


Ripercorro il corridoio con dieci file di tombe dal pavimento al soffitto e ritorno nella stanza dei sarcofagi. Prima di uscire, vorrei vedermi in faccia usando il vetro della tomba Gennaro Fabbri come specchio, ma il ronzio di una vespa tra i fiori davanti alla tomba mi fa allontanate. Non mi piacciono le vespe. Non mi piacciono gli insetti in generale. Così mi guardo nel vetro di una tomba fuori dalla sala. Sono decente. Come dico di solito, non sono un gran figo ma mi arrangio.


Esco dal cimitero. Bologna mi si scaglia di nuovo contro con le auto, i rumori, le strade e la gente viva. Quasi quasi, ho voglia di rientrare.


 


 


per gentile concessione di Alex 


 


 


...

7 commenti:

  1. scherzavo mamma non mi prendere sul serio

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  2. mamma dovresti metterlo prima che è un mio racconto sennò la gente lo vede e pensa che e tuo ti denuncierò per plagio e otterrò cospicui risarcimenti baci alex

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  3. no dai comunque volevo lasciare un commento qui perche non ne ho mai lasciati le tue storie mi mettevano l'angoscia ma adesso che a scrivere storie angoscianti mi ci metto anchio
    comunque vorrei far notare che non compaiono le parole morte, morire, defunto eccetera ma solo eleganti (più o meno) locuzioni avveribiali
    e devo decidermi a usare la punteggiatura
    saluti :-)

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  4. sei proprio bravo, invece, la punteggiatura esprime delle pause, se ci devono essere. se invece non ci devono essere, io credo che va molto bene così

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  5. e baci anche da me :-))

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  6. Ecco, i soliti raccomandati :-P

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  7. Salve, voi non mi conoscete.

    Ho trovato questo blog mediante una ricerca su google determinata dal mio oggetto di studio.

    Sono una studentessa di antropologia a Bologna e sto proprio studiando la parte della Certosa ahimé più dolorosa.

    Volevo solo confermare quindi il disagio che anche io ho provato e provo tutt'ora nell'andare nella parte dedicata ai bambini.

    Sto cercando di ricavarci una tesi ma è molto faticoso.

    Ad ogni modo quella di Bologna è una situazione molto particolare e sono in pochi ad esserne a conoscenza.

    Non so se ciò sia un fatto negativo; io mi ritengo in parte privilegiata.

    Inoltre io stessa ho percepito quella sensazione di calma interiore tutte le volte che ho girato il cimitero e uscendone mi sono sempre sentita più viva di prima.

    Saluti

    Margherita

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