mercoledì 28 aprile 2004

PAROLE CHIAVE

PAROLE  CHIAVE  E NOCINO


Bene, stasera sotto l'influsso del vino rosso e del nocino mi riuscirà difficile essere chiara e concisa. Il nocino è quello propinatomi, dopo il vino rosso, le tagliatelle agli asparagi selvatici,  la mortadella di fegato con verze e patate, la bresaola valtellinese con  cicoria e rucola, e altro che non  ricordo, dalla signora Costanza della Casa delle Rondini di Oro. Ricco di spezie, mi proverò di rifarlo aumentando la dose di chiodi di garofano, il prossimo diciannove di giugno, notte di San Giovanni.


Dopo una simile, memorabile cena, una nota sulla giornata d'oggi riesce difficile, ardua. Dunque cosa m'ha colpita? La domanda a sorpresa.


Un indicatore particolarmente sensibile in cure palliative. Le quali cure palliative sono le cure ai moribondi, per chi non lo sapesse.


Sembra che nessuno sia moribondo negli ospedali, negli ambulatori e via dicendo, fino a due o tre giorni prima della morte. Ma se tu chiedi a un medico: "Ti sorprenderesti se questo paziente morisse  entro due mesi? e glielo chiedi per tutti i suoi pazienti, saltano fuori un sacco di persone per cui la risposta è: "No, non mi sorprenderei se fra due mesi fosse morto o moribondo". Quindi ecco trovato un metodo per individuare le persone per cui bisogna cominciare a garantire una buona assistenza  finalizzata a rendere più facile il morire. O meglio un poco meno difficile, perché facile non si può.


La domanda a sorpresa. Ovvero rovesciare il punto di vista.


Sono venuta qui a Varenna per cambiare il mio punto di vista. Sono contenta di averlo fatto.


Qui non si arriva facilmente. Devi spedire un curriculum, i selezionatori se lo leggono e si chiedono: di tutte queste persone, quali vale maggiormente la pena di formare? A chi serviranno di più le conoscenze che possiamo dargli? Quali di loro renderanno meglio come investimento culturale, medico, scientifico?


Ora, stasera io sono sbronza, il nocino mi si sta insinuando fra i neuroni, dove già una intera boccia di vino rosso dell'astigiano s'era insediata nelle ore precedenti. La conclusione è che mi ritengo fortunata per essere stata scelta. Ma non per la progressione che questo offrirà alla mia cultura medica, bensì per il passo avanti che mi consentirà di compiere in etica, in filosofia, in morale. Per il salto culturale.


Non so stare ferma, per cui credo che mi informerò sulla nuova Facoltà di Teologia di Bologna.


Non si può curare il corpo ignorando lo spirito.


E adesso ridete pure: io so d'essere nel giusto.

4 commenti:

  1. Io non rido affatto.
    Cmq non mi dispiacerebbe incappare in te, quando mi toccherà.

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  2. Hai mai sentito parlare dell'associazione "Medicina e Persona"? il titolo è il programma.

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  3. No, non rido. Neanche un po'. Ma la faccenda è molto più complessa della sola differenza tra corpo e spirito.

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  4. Cara dottoressa, il FiG è diventato (ovviamente) un po' più cicciotto, ma di poco, anche perché il precedente detentore se lo è tenuto per più di un mese :-)
    Se ci riesco faccio delle scansioni e glieLe invio.
    Con affetto.

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