domenica 21 marzo 2004

SUPERMERCATI E TELEF...

SUPERMERCATI E TELEFONATE


 


Sono impegnata nella spesa della pausa pranzo al supermercato; mentre mi impadronisco di un carrello squilla il telefono


“pronto, è la dottoressa Capsicum?”


“Si, chi parla?”


“Ah, senta, io, ecco, sono uno studente di medicina, io chiamerei, insomma, ho letto il suo nome e volevo sapere..


“lei deve essere il mio prossimo studente tirocinante, giusto?”


“si,ecco, io vorrei avere alcune informazioni, forse potrei parlarle lunedì


“meglio parlare adesso, lunedì mattina io ho accesso libero, troveremo almeno una decina di persone davanti alla porta ad attenderci”


“ecco, innanzi tutto, dove si trova esattamente lo studio?


 


Spiego dove.


“Ma è lontanissimo da casa,”


“Non direi, da dove mi ha detto che abita basta prendere il 14 che la lascia proprio alla porta dello studio”


“Ah, ma io giro in ciclomotore”


“Meglio ancora, in dieci, quindici minuti è qui, ottima scelta, anche io abito in centro ed uso spesso il ciclomotore”


“Insomma, devo proprio venire tutti i giorni? E poi è il mio ultimo tirocinio, ho da studiare io, ho già fatto cinque mesi di ospedale, insomma, non si potrebbe fare una cosa più intensiva?”


“Più di così? Ma se sono solo nove giorni? Lei deve venire dalle nove alle dodici ogni mattina, per un totale di circa trenta ore, come richiesto dalla Facoltà. Se preferisce altri orari mi dica pure.”


“Ma lei non fa ambulatorio al pomeriggio?”


“Certo: dalle quindici alle venti circa, il martedì e il giovedì. Lo preferisce?”


“Sino alle otto di sera? No, grazie. Ma almeno alcuni giorni posso restare a casa?”


“Se ha un esame da dare me lo dica pure, cui mettiamo d’accordo.”


“No, non è questo,ma vorrei dire”


“Lei vorrebbe evitare di venire, capisco. Può accordarsi con la Segreteria di Facoltà per spostare il suo tirocinio, o per farsi assegnare ad un altro Collega.”


“No, non è questo. Almeno la seconda settimana, la debbo proprio fare tutta?”


“Senta, lei ha frequentato in ospedale, questa è una cosa diversa. Nove giorni sono pochi per farle vedere e fare tutte le cose che mi è stato chiesto di mostrarle. Mi creda, non è affatto come si aspetta. Intanto venga lunedì mattina, poi si renderà conto da sé.”


 


Sospira, si arrende, ma non mi illudo: solo  per il momento. Questo qui sarà un osso duro. Non ha mica capito niente del nostro lavoro, è una specie di sindacalista/studente e probabilmente ha delle idee strane sul medico di famiglia. Chissà, pensava di cavarsela con due ore scarse nel pomeriggio, dicono così di noi in ospedale “Medici di famiglia? Due ore al giorno in ambulatorio a fare ricette, ignoranti e fannulloni”Spero che si porti dietro il camice ed un fonendoscopio. La fanciulla che l’ha preceduto non lo portò il primo giorno, e quello che portò il secondo era una schifezza, non si sentiva nulla. Per forza non aveva mai capito i suoni  polmonari! Non li sentiva!


Ad ogni buon conto ne ho un paio in più nel cassetto, naturalmente.


Finisco la spesa, la carico in macchina e torno a lavorare. Fino a sera.

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