venerdì 12 marzo 2004

CONFINI. APPARTENENZ...

CONFINI. APPARTENENZE. LIBERTA’ E FELICITA’


 


Ho detto altre volte che sono sarda. Desterrada, in esilio cioè, ma imbevuta delle abitudini, tradizioni e modi di pensare della mia terra. Per giunta non sono più una ragazza, e neppure una giovane signora, quindi le tradizioni di cui parlo sono già un pochino stagionate.


Questa strana premessa è per parlare di appartenenza e di confini.


 


Una delle modalità di pensiero che non sono riuscita a modificare è quella relativa ai miei propri confini.


Ognuno di noi ha un confine fisico, quello del proprio corpo, e poi uno, più complesso e sfrangiato, che definisce la nostra psiche. Sfrangiato, si, debbo ancora conoscere qualcuno che riesce nettamente a delineare, riconoscere e descrivere i confini della propria psiche: credere di riuscirci è una cosa, poterlo fare veramente comporterebbe conoscersi esattamente, e questa è un’illusione. (Tra parentesi questo discorso sconfina nel difficilissimo, cioè  nella pretesa di stabilire un confine tra la salute e la malattia mentale).


 


Poi ognuno di noi ha il confine delle proprie appartenenze. Dalle mie parti sono appartenenze parecchio strette. Per esempio i miei cugini ed eventuali fratellastri sarebbero sullo stesso piano di parentela: fradilis e sorrestas. Non si dice cugino/cugina: si dice fratellastro e sorellastra. Ma non si tratta solo di parole, esse sottendono dei legami reali e profondi. Tra due sorelle la comunanza è tale che il figlio di una è figlio anche dell’altra, essendo il “fratello” dei suoi figli. Se mia sorella ha un dolore, una sofferenza, io mi commuovo nel pensarci, e non mi sto commuovendo solo per lei, ma per me stessa, sto piangendo anche per il mio proprio dolore che è una stessa cosa col suo.


Se incontro un mio “paesano” anche del tutto sconosciuto, anche nato a cento chilometri dalla mia città, questo “paesano” è quasi un parente.


 


La prima volta che mio marito mi accompagnò in Sardegna ricordo che si recò a vedere non so che vecchio deposito ferroviario. Il custode lo guidava cortesemente nella visita, fino a quando, nel parlare, non disse di aver sposato una sarda. L’atteggiamento cambiò visibilmente; venne offerto un bicchiere di vino e si telefonò ad un collega che era di riposo ma aveva le chiavi di altre sale, rimesse o che so io; il collega arrivò, brindò lui pure, e si partì per l’esplorazione dei più remoti angoli, si discusse, saltarono fuori vecchi cataloghi, ritagli di giornale, venne calorosamente presentato ad ulteriori colleghi, nuovo piccolo brindisi, infine saluti e inviti a “ripassare al più presto con la moglie”


 


Si tratta della filosofia/etica/modello sociale del Clan.


Il Clan, possiamo chiamarlo così in una accezione generale, è un modello assai più diffuso nel mondo rispetto all’amerricano schema individualista della “ricerca della libertà e felicità”.


 


Cosa offre il Clan: appartenenza, ruolo, identità, solidarietà. Offre una posizione ben precisa: sin da quando nasci sei un membro del Clan: una figlia, una nipote, una sorella, una cugina. Offre sostegno mentre cresci. Se è un buon Clan (ci sono chiaramente buoni Clan ed altri meno buoni) favorisce la tua crescita al massimo, ti spinge ad esprimere le tue potenzialità non solo nel tuo interesse, ma nello stesso interesse del Clan. Ti sollecita al matrimonio ed alla procreazione, si stringe attorno a te assistendoti nell’organizzare la tua casa. Tipico residuo del Clan sono le liste di nozze, i doni al neonato, le condoglianze e le veglie funebri. Tipico residuo del Clan è la famiglia tradizionale, quella dove la mamma è una sola e un  bacio è per sempre.


 


Quale prezzo bisogna pagare al Clan? Una auto limitazione della propria libertà nel senso di una disponibilità alla solidarietà nei confronti degli altri membri. Se uno si sposa gli devi fare un regalo. Magari ti sta antipatico, ma è tuo cugino/fratello/nipote e ti spetta di fargli un regalo. Magari volevi usare quei soldi per te stesso o per altri scopi, ma invece gli fai il regalo dovuto. Se un altro membro viene nella tua città per un giorno lo ospiti sul divano del salotto. Può darsi che sia una visita gradita, o anche che tu non lo sopporti, ma insisti comunque per ospitarlo. Se uno è malato gli fai visita, se un vecchio zio senza figli rimane solo e malato ti cucchi il tuo turno di ospitalità e assistenza. Se una giovane mamma deve rientrare al lavoro e non ha trovato posto al nido per il piccolino ti smaroni anche tu, con gli altri, per trovare una soluzione. Se la cugina zitella è depressa o va giù di testa te la tieni a pranzo la domenica a turno con altri, le telefoni ogni giorno e sopporti DI BUON GRADO i suoi lai. Se tua sorella/cugina/zia/nipote/nonna ha un problema, TU HAI un problema, e non ci dormi la notte magari.


 


Detto così pare una cazzata, un prezzo ovvio, piccolo, magari scontato, ma scontato non è. Comporta il fatto di tenere conto delle opinioni del Clan nel fare le proprie scelte. Comporta la disapprovazione e persino l’espulsione se si ha la cattiva idea di abbandonare le regole sociali accettate per abbracciarne altre. Per esempio se divorziate vi tocca farlo “coi dovuti modi”, con un buon motivo e rimanendo disponibili a prendervi cura dei figli, pena l’essere additati al pubblico ludibrio. Se per caso aveste voglia di vendicarvi sulla vostra ex moglie per gli anni di infelicità subiti, ecco che non lo potete fare a meno di non ottenere l’assenso del Clan. E comunque non potete coinvolgere i bambini, e se lo fate accettate la riprovazione e l’espulsione dalla rete di solidarietà. Se siete omosessuali e questo non è accettato dal Clan vi tocca fare vita casta oppure emigrare. Non scherzo: un caro amico di mia madre era omosessuale, ma visse sempre casto per non offendere la mentalità sociale cui egli stesso aderiva. Se vi pare un prezzo da poco questo! Provateci!!


 


Avanti, il Clan è una struttura sociale nota, solo che qui in Italia non funziona più. L’adesione si è spezzata, il prezzo non è più accettato, la Libertà irrompe nei nostri cuori, il Peccato alletta anziché intimorire. Vivere la propria vita, io sono Mia, andare verso il Futuro, godersi la Gioventù, restare giovani, Noi siamo i Giovani dell’acqua Fiuggi, rispettare le Scelte, imparare ad Amarsi, imparare a Dire No.


Si arriva persino ad indentificare il modello sociale del Clan con la sua più deleteria ed aberrante caricatura: la Mafia.


 


Siamo soli......


L’altra faccia della Libertà.


 


Ma se la solitudine fosse il solo prezzo da pagare, sarebbe ancora poco. C’è un costo monetario di questa nuova scelta sociale. E’ il costo dell’assistenza agli anziani, il costo della scuole materne e degli asili nido, il costo delle pensioni e degli invalidi, il costo dei portatori di handicap, il costo, enorme, esorbitante, della dilagante depressione, dell’onnipresente attacco di panico (eh, si, perchè ricerca della felicità significa anche fallimento quando questa felicità non la trovi, intollerabile fallimento, inammissibile, no?), il costo dell’infelicità, il costo, gravissimo e pericolosissimo, suicida, della denatalità.


Sono costi che dobbiamo pagare, non c’è santi.


Bisogna piantarla di fare delle chiacchiere sulle tasse e non tasse, sullo sviluppo e non sviluppo, l’americanizzazione porta questi costi, oppure....


 


Oppure.


 


Oppure lo scenario che vedete oltre oceano: i barboni che muoiono assiderati per le strade. La delinquenza minorile. La carcerazione, almeno una volta nella vita, per oltre un quinto delle persone. Il fallimento economico personale sempre più frequente per chi ha dei figli. La divaricazione della forbice tra i ricchi, sempre di meno e sempre più ricchi, ed i poveri, sempre di più e sempre più poveri.


Il costo della Libertà.


Il costo della Ricerca della Felicità.


Il costo della ricerca del Grande Amore.


Il costo della Libera Sessualità


Il costo del Diritto al Piacere.


La differenza con i costi del Clan?


E’ che questi costi potete illudervi, o sperare, che verranno pagati SOLO DAGLI ALTRI. Potete illudervi, o sperare, che per voi sia GRATIS. E infatti per qualcuno lo è davvero, mentre un altro paga con la vita.


Costi statisticamente distribuiti.


Amen.

2 commenti:

  1. Hai dipinto la mia "questione araba", sai? :)
    Sono felice che tu sia tornata.

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  2. Sapevo che avresti capito. C'è dell'altro, è chiaro, ci sto riflettendo, come probabilmente stai facendo anche tu. soprattutto riguardo a cosa vorremmo lasciare ai nostri figli, quale modello, quale tradizione, e come

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