mercoledì 4 febbraio 2004

NELLA NOTTE

NELLA NOTTE


 


 


La notte in città è sempre chiara, lattescente, sotto un cielo arrossato dalle luci diffuse delle strade, delle case. La   notte in città ha un odore diverso dal giorno, migliore: il respiro s’approfondisce nel gustarlo questo sentore di pulito tanto più sorprendente quanto più scontato è il pesante aroma di petrolio bruciato delle ore di traffico e di luce


 


Ho lavorato di notte anche in campagna, dove il cielo è d’un nero profondo punteggiato di bianche  capocchie di spillo, dove l’aria ha un diverso ma sempre pulito profumo, spinto su  per il tuo naso dalla brezza umida che t’assale a folate scompigliando i capelli ed insinuandosi tra gli abiti e il cappotto.


S’esce fuori dalla porta e s’entra nel silenzio. Il silenzio della notte, abitato dal fruscio del vento invernale o dal frinire dei grilli d’estate, è denso e consistente come un mare di panna.


Il silenzio ti raccoglie e ti sospende, crea una nicchia solida attorno ai tuoi pensieri, il silenzio si rapprende sulla tua pelle vestendoti d’una muta invisibile con cui nuoti nel mare della notte.


 


Mare abitato da strani, come te, pesci fosforescenti, annunciati dal brillio di due luci lontane, nuotano a lenti colpi di coda fino a te ed, incrociato, ti sgusciano alle spalle, indifferenti. Mare in fondo al quale qualcuno t’aspetta, fiducioso, impaziente, spesso terrorizzato: la malattia di notte è più cupa, rapace, tremenda. Quel mal di pancia che di giorno, al lavoro, ti conduce a sorbire una camomilla in compagnia della collega solidale, nel pieno della terrificante notte si fa lancinante, acuto. Ti stringe, come una mano d’acciaio, subito sotto i muscoli e la pelle, e d’improvviso ti lascia andare, sudato, spaventato, libero solo di contare i respiri fino l prossimo morso. La febbre che al mattino affronti con un’aspirina e un telefilm, ti scaglia nel sonno agitato, quando non nel delirio, tra lenzuola umide e infuocate.


Mentre la notte ti scorre accanto,puoi vedere con l’immaginazione la moglie, o la madre, aggirarsi irrequieta nella casa silenziosa, sedere nel divano, sospirare, tornare al letto del febbricitante, cambiare la pezzuola, tenere una mano bollente. E’ un sospiro il primo suono che t’accoglie, liberandosi da un cuore pesante, ora silenzioso, ora quasi esclamato, un sospiro, un semplice ahhhhhh.


 

La notte, là fuori, t’aspetta paziente, pronta a riaccoglierti nel suo buio o nella sua luce grigia, coi suoi odori ed il suo silenzio. Mentre s’assottiglia verso l’alba, aprono gli occhi gialli le porte dei bar liberando profumi di caffè e brioche lievitata, avanguardie degli odori del giorno, ingannevoli canti di sirena presto inseguiti e sopraffatti dall’inevitabile smog

2 commenti:

  1. La notte è un amplificatore di emozioni.E così puoi vverla in modo sublime o spaventoso, dipende da cosa hai dentro. E l'alba, quel cocktail di colore imbevuto di vita, riporta tutto alle giuste proporzioni.

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