sabato 7 febbraio 2004

COSA STATE PENSANDO?...

COSA STATE PENSANDO?


 


Ora voi crederete che io mi dispiaccia così tanto per il Pescatore perchè sta morendo. No, guardate, proprio non è così. Morire, si sa, è usanza sella gente, diceva Borges. Stavolta tocca al Pescatore, prima o poi toccherà a me e via discorrendo per ognuno di noi.


Non è nè un bene nè un male, semplicemente è.


 


Quando sono rimasta incinta per la prima volta ho detto a me stessa: no, non è il momento, è troppo presto. Poi mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: hai passato i trent’anni, qui c’è un bambino che vuole nascere e se per lui non è il momento ora, quando lo sarà secondo te?


 


Abbiamo l’abitudine di voler decidere il quando e il come della nostra vita, così ci autoconvinciamo di poterlo fare anche per la nostra morte. Balle. E’ il momento giusto quando il momento arriva, e basta.


 


Ma mi dispiaccio per il Pescatore perchè in tutto il tempo della vita che gli è sinora toccata lui non è stato mai amato. Da nessuno.


Sua moglie non lo ama, a malapena si accorge della sua esistenza. Farà un bel pianto di autocompatimento, sarà protagonista di una spettacolare vedovanza e si farà venire qualche interessante malanno.


La figlia maggiore non la conosco, ma da quel che so gliene importerà pochissimo. Piuttosto si informerà accuratamente di quanti soldi lascia il vecchio e di come bisognerà dividerli.


La Figlia è disperata, ma, come vi ho detto qualche giorno fa, ha della strada da fare prima di riconoscere il Pescatore come una Persona e di abbandonare l’idea della bambola/papà che abita il suo teatrino del mondo. Tuttavia potrebbe riuscire a farla in tempo ed offrire al Pescatore un poco di amore autentico.


 


Senza nessuno che lo ami, come farà il Pescatore a trovare un Significato nella sua morte?


Una morte senza amore è una morte senza senso. I legami dell’amore sono come tanti fili e nodi di una rete d’affetto attraverso cui la tua vita fluisce e rimane nel mondo in barba a qualunque morte.


 


Non lo so se mi sono spiegata, ma provate a ripensare alla storia di Bianca, a quella di Silvana. Hanno dato un significato alla loro fine dedicandosi al pensiero di chi rimaneva, ed in questo amore hanno trovato la consolazione, il senso, un buon motivo ed un buon modo per morire.


Come dicevano gli indiani d’America: questo è un buon giorno per morire. Voleva dire, credo: se muoio qui ed ora, per un buon motivo, per la mia gente, questa morte ha un significato, ha un grande valore, un valore capace di illuminare tutta la mia stessa vita passata,  ed allora questo è un buon giorno per morire.


 


Mio zio, ottantenne e malato, mi ha abbracciata stretta l’ultima volta che ci siamo salutati. Io piangevo al pensiero che avrei potuto non rivederlo più e lui mi ha consolato. “Abbiamo tanti bambini, tanti nipotini, sono molto contento di questo, adesso bisogna fare spazio per loro. E’ il turno.” Mio zio è un uomo molto amato e che ama molto. Per lui la vita ha questo significato: l’amore. E la morte non prevarrà sull’amore, anzi diventerà uno strumento per l’amore, una nuova luce per l’amore.


 


Mi dispiace per il Pescatore. Non so come aiutarlo a trovare un significato perchè nella sua vita , purtroppo, non c’è molto amore. Intelligenza, coraggio, spirito, onestà: tutte queste cose ci sono, ma non c’è molto amore.


 


Vi invito, amici miei, a costruire molto amore nella vostra vita: amore per le persone, amore per i bambini, per gli animali, per la vita stessa. E poi, armati di questo amore, non avrete timore di nulla, neppure di soffrire: il buio non prevarrà.

4 commenti:

  1. P.S. quel logorroico del post delle castagne sono io, Toni.Bye bye

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  2. Da tre anni sorreggo mia madre. Un ictus la colpì alla fine d'ottobre. Paresi e afasia. E quando accadde quel giorno io non c'ero. Ora ho una madre e una bimba. Ma non ho più la mia vita.
    Quando si concluderà la sua metterò serenamente fine alla mia. Per troppo amore accumulato. Non sopravviverei ai ricordi.No.

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  3. Cancella il commento per favore. Mi sono sbagliato.

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  4. Più lo rileggo, più lo trovo straziante. Poi per forza che uno fa outing e ci ripensa. Comunque grazie per la sollecitudine.

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