sabato 10 gennaio 2004

LA CROCIERA DEL TOSC...

LA CROCIERA DEL TOSCANA


 


Dove sei stata, Capsicum, in questi giorni?


Potreste farmi una domanda del genere. Anzi facciamo conto che sia stata fatta: è qui, nero su bianco (o blù o rosso o lavanda, non so ancora che colore avrà questo post). Un espediente come un altro, un modo per introdurre la risposta.


Sono in viaggio, sapete, e nella mia crociera, che si prospetta lunga, scendo di quando in quando per esplorare una delle non contate isole che compongono l’oceania di me.


 


Ma in questi giorni mi sono anche recata a trovare una anziana signora, ex crocerossina, che ci ha mostrato, e prestato, il ricco album di foto con cui documentò, nel 1941, la crociera della nave ospedale Toscana nel Mediterraneo e in particolare nell’Egeo, su cui era imbarcata in qualità di infermiera “crocerossina”. Vorrei tanto mostrarvene alcune: la sua foto tessera col velo bianco e la piccola croce appuntata al centro, sopra la fronte.


 


La foto dello sbarco dei feriti, ingrandita e digitalizzata da mio marito, che ha sciorinato ai nostri occhi la fila di dozzine di mutilati, con stampelle e la gamba vuota del pantalone, destra o sinistra, appuntata in vita.


 


Il gruppetto delle infermiere sul Partenone, alla loro destra le tre bandiere sventolanti, greca, italiana con lo stemma sabaudo, e quella nazista poco più in là, in primo piano le ombre dei tre ufficiali-fotografi.


 


L’immagine, ripresa in navigazione, dell’immensa Gradisca, la mitica nave ospedale di cui la signora racconta: era spaventosamente grande, una città che mi incuteva timore, ero fortunata ad essere imbarcata su una realtà più piccola ed umana come il Toscana..


 


Le foto delle tre giovani crocerossine, il trio Lescano le chiamavano, intente a cucire, rattoppare, sedute vicine, le teste chine, forse inconsapevoli d’essere ritratte.


 


La foto di lei intenta a redigere i diari di bordo in qualità di Segretaria alla navigazione.


 


La foto del Comandante, medico, e dei suoi ufficiali, tutti medici anche loro, seduti in circolo, uno di spalle, intenti a parlare, il Comandante con la pipa in mano, quello di spalle giocherella con la stilografica, il terzo s’è accorto del fotografo e, voltato verso l’obiettivo, gli dedica un sorriso tirato ed evidentemente stanco.


 


Una guerra nella guerra.


Prometto che, se trovo il modo, ve le mostrerò


Saluti da Capsicum

3 commenti:

  1. Provo a immaginare quelle foto.Quelle foto suscitano in me un senso di pietà e un aspecifico sentimento di curiosità per tutto ciò che è avvenuto prima che io nascessi. E, sarò banale, un orrore per tutto ciò che è legato alle attività belliche.Il nuovo anno si apre ancora con focolai di guerra in più parti del mondo, compreso l'Iraq, dove ci siamo ancora dentro come nazione, fino in fondo. Pietà. La pietà è un sentimento condivisibile, ma non dovrebbe avere una bandiera.E qui,scusami Cecilia, vado fuori del seminato:pietà per gli italiani morti, pietà per i civili iracheni, e pietà anche per i kamikaze assassini che credono di uccidere per il proprio credo(esecrabile quanto volete, ma loro ci rimettono la buccia e quando rivolgono le loro mire esclusivamente a soldati occupanti -gli obiettivi civili sono sempre delle offese all'umanità - non fanno altro che gli emuli di piloti giapponesi, che vengono tacitamente detti eroi). Quando ci riferiamo al periodo dal 1848 al 1861 della storia italiana parliamo di moti insurrezionalisti, di patrioti, e non di vili attentati nè di terroristi. Perchè c'era uno straniero invasore. E in Iraq chi c'è? C'è uno straniero invasore, di cui facciamo parte; c'è stata una guerra umanitaria(!) sostenuta per scovare un arsenale finora non trovato e per imporre una democrazia(ma si può imporre la democrazia?non diventa anch'essa dittatura?), ci sono state bombe intelligenti(!), c'è stato un embargo durato più di dieci anni che ha ucciso centinaia di migliaia di bambini(ampiamente documentato da Amnesty International). In questo dopoguerra(ma è finita la guerra?) ci sono stati militari americani che hanno sparato sulla folla disarmata che manifestava per Saddam Hussein, che hanno sparato durante i festeggiamenti di un matrimonio, per esempio. E ripenso ai poveri carabinieri uccisi.Secondo voi gli iracheni nell'attentato del 13 novembre dovevano operare un distinguo? Gli americani sì e gli italiani no? Gino Strada dice che spesso rischiano anche loro di Emergency quando passeggiano per le strade, perchè non tutti gli iracheni conoscono Emergency, e loro curano, ricostruiscono arti, salvano vite umane; se rischiano loro, figuriamoci tutti gli altri. Per giunta abbiamo un presidente del consiglio che qualche tempo fa ha affermato la superiorità del mondo occidentale rispetto al mondo islamico. Per una strana associazione di idee, Cecilia, le foto di cui parli mi hanno ricordato anche questo.Che non dovremmo essere lì.
    Un abbraccio
    Toni

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  2. Un rapido saluto, soprattutto per dirLe che non mi sono mica dimenticato di Lei. Anzi, La penso. Buona crociera in Oceania, ma consideri che si va per mare proprio perchè la terra ci chiama sempre ad un ritorno.
    a.moroni

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  3. caro toni, mi hai capita perfettamente. non mi avrebbero interessato se non fosse stata la crociera di una nave ospedale, disarmata, con la corce rossa sulla fiancata, carica di medici e di infermiere e di feriti, feriti gravi, insieme carnefici e vittime. una guerra nella guerra. una guerra ai risultati della guerra. Gino Strada ha fatto un passo più in là rispetto alla Croce Rossa, più avanti nella civiltà. Il discorso diventa molto bello, imnportante, difficile. Troppo per un blog? Non so, non per il mio blog.
    Baci

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