lunedì 19 gennaio 2004

FOCARIA IMMODERATA D...

FOCARIA IMMODERATA DIETETICA


 


Sono una cuoca compulsiva. E’ questo il motivo per cui mio marito ha raggiunto e superato il traguardo dei 60 chili. E’ il motivo per cui il mio figlio seienne ieri sera ha annusato ed osservato le patate al forno prodotte dalla zia ed ha detto: grazie non ho più appetito ( e mezz’ora dopo, a casa, ha reclamato la “sua cena”). E’ il motivo per cui entrambi i miei figli protestano vivamente per i pasti prodotti bisettimanalmente dalla baby sitter e ritenuti di livello inaccettabile e discettano amabilmente di lievitazioni ben riuscite o mal riuscite e sulla palatabilità del pane e sulla qualità della sfoglia del tortellino nonché sulla sua porosità e ruvidezza in rapporto alle caratteristiche organolettiche del ripieno. Due figli e un marito magrissimi e rompiscatole: ho creato dei mostri.


 


Contemporaneamente io sono sempre a dieta. Ecco perché ho riso fino alle lacrime leggendo questo saggio sulla etologia della Focaria Immoderata Dietetica prodotto dalla straordinaria cuoca ed esilarante scrittrice Giovanna.


Col suo permesso ve lo regalo.


 


Tra le varietà di Focaria Immoderata, delle cui abitudini già trattammo in una precedente lezione, se ne distingue una che è caratterizzata da un singolare mutamento di comportamenti con l’avvicinarsi della stagione estiva. Tale varietà, che prende il nome di Focaria Immoderata Dietetica (volgarmente detta yo-yo), passa da uno smodato interesse nei riguardi del cibo (tale che, si suppone, qualora ne avesse a disposizione quantità illimitate potrebbe mangiare fino a deflagrare) all’ostentazione di disgusto nei confronti di esso che si traduce in una drastica riduzione degli approvvigionamenti e del consumo.


 


 Mentre in altre specie animali l’assenza di alimentazione si verifica soltanto in coincidenza con il letargo, la Focaria Immoderata non va soggetta ad esso, ma pur agendo esattamente come se fosse sveglia e attiva riduce inspiegabilmente al minimo la propria alimentazione, per cui si parla, nel suo caso, di una sorta di letargo vigile durante il quale la Focaria si aggira inebetita nel proprio territorio manifestando una anomala aggressività. Gli etologi si interrogano tutt’ora sui motivi di tale atteggiamento, ed osservando il comportamento della Focaria in questa fase della sua vita (che ritorna ciclicamente) hanno concluso che essa FINGE disinteresse verso il cibo. Ciò sarebbe dimostrato dalle frequenti incursioni notturne negli angoli della tana in cui conserva le provviste e dall’usanza di prendersi a morsi i gomiti in presenza di individui del branco intenti a nutrirsi, saltellando sul posto come fosse afflitta da dolori lancinanti all’addome ed emettendo grugniti simili a lamenti che, a detta degli studiosi, suonano veramente strazianti e possono essere uditi a distanze chilometriche.


 


 La Focaria che si trova in questo stato trascorre intere ore a contemplarsi negli specchi d’acqua con uno sguardo indicibilmente malinconico e ad avvolgersi intorno al corpo foglie di banano di giorno in giorno più piccole con effetti ridicoli: sembra voglia convincere se stessa di potersi mimetizzare, quasi temesse assalti di predatori ingolositi dalla sua opulenza. Alcuni studiosi sostengono che la riduzione del cibo sia per l'appunto una misura di sicurezza volta a sventare tale rischio, ma ciò contrasta con l’immutata tendenza che essa mostra ad allestire pantagruelici banchetti per il suo compagno, spandendo odori allettanti tutt’intorno senza alcun timore di attirare i predatori.


 


Nel suo tentativo di affamare se stessa, la Focaria non riceve però alcuna collaborazione da parte dei membri del suo branco: il compagno (che, come anticipato nella precedente lezione, appartiene solitamente alla specie Nonsococerus Manconovo Simplex; se non l’hai studiata, peggio per te. Non posso darti nemmeno un 18; torna alla prossima sessione) reclama il consueto sovrabbondante nutrimento, malgrado il suo disappunto per le ragguardevoli dimensioni raggiunte, e la madre della Focaria è in assoluto il principale ostacolo al raggiungimento dei misteriosi scopi della prole. Essa si acciglia di fronte alle foglie crude che la figlia mastica svogliata, scopre i denti in una smorfia che assomiglia ad una risata umana ma agghiaccia per la sua crudeltà, la alletta dandosi alla preparazione sfrenata di cibi ipernutrienti, rifornisce la dispensa della figlia di ogni sorta di commestibili e la osserva con disgusto misto a pietà, come a dirle che si sta riducendo ad una larva, mentre appena poco prima la osservava con disgusto misto a pietà come a dirle che si stava trasformando in aerostato. Dal che si evince che la Focaria Immoderata ha nei confronti della prole un atteggiamento ambivalente ma pur sempre volto allo scopo di renderle impossibile l’esistenza.


 


 La fase di sottoalimentazione si esaurisce di solito con l’arrivo dell’estate, quando la Focaria torna alle sue smodate consuetudini alimentari, dando vita a monumentali gozzoviglie di gruppo nella tana propria e altrui, cui spesso fanno seguito repentine depressioni ed autoflagellazioni di vario genere: sfiancanti nuotate (benché la Focaria appaia piuttosto goffa in acqua, sembra che si trovi a proprio agio in quell’elemento), corse affannose sotto il sole delle tre del pomeriggio, ansimando come un mantice (non sono rari i collassi conseguenti all’abbondante sudorazione e alle temperature elevate), movimenti inconsulti e ripetuti in grandi saloni maleodoranti (sembra che tale pratica prenda il nome di “ginnastica”). Resta costante, comunque, in ogni stagione dell’anno, l’esercizio di una forsennata attività culinaria che appare anzi intensificata, benché a beneficio dei conviventi, nei periodi di restrizione alimentare.

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