giovedì 15 gennaio 2004

EMOZIONI BIANCHE &n...

EMOZIONI BIANCHE


 


Ci sono le volte in cui cominci a scrivere e sai già esattamente di cosa parlerai, come se stessi per raccontare un film cui hai assistito. Conosci già persino le parole che userai, hai in mente le virgole, i due punti, ti senti un attore che recita appassionatamente e con intelligenza la sua parte, ma rispettando ogni singola battuta del copione.


Sono le occasioni, per me, in cui racconto una storia cui ho assistito e partecipato, una storia già definita, che attende solo d’essere scritta.


Altre volte  guardo la pagina bianca virtuale di fronte a me ed attendo di tuffarmi in questo vuoto che sta per contenere il mio presente, l’emozione d’oggi, che sia sofferenza, gioia, sorriso o risata, grido o pianto.


Nel primo caso m’occorre intelligenza, nel secondo soprattutto coraggio. Per cominciare.


Poi il coraggio non basta. Dove l’emozione è disancorata, restando ignota la sua sorgente, la sua fonte, ci vorrebbe un poeta per trovare le parole che ne facciano risplendere il colore.


Oggi l’emozione è l’ansia.


Ansia libera: la prima volta che ho letto questa definizione l’ho trovata illuminante.


Ansia libera mi ricorda una nube di gas asfissiante, che vola bella e pericolosa vicino e te e poi lontano da te e poi ancora vicinissima e trattieni il fiato nell’attesa di sapere se stai per morire adesso o se potrai ancora vivere.


Ansia libera, incontrollata, paletto di segnalazione fluttuante, mina vagante, ironico e beffardo.


Ansia libera e imprendibile, appena fuori dalla portata delle tue dita.


Ansia libera, cioè senza oggetto, diceva il testo di psichiatria. Oh, ma questo, questo è falso. L’oggetto è dentro la nube, nascosto, motore antigravitazionale che la trasporta così inafferrabile.


Prendimi, prendimi, e per prendermi devi scoprire cosa sono, cosa c’è qui dentro! E sventola l’ansia come una bandierina rossa, accecante, tanto da costringere a distogliere quello sguardo che vorrebbe agganciare, e non vuol essere fuggito, ma catturato, vuol essere guardato dentro, riconosciuto.


Sembra così difficile da prendere, così impossibile, ma, sapete, è falso. Non è lui ad essere lontano, sono io che non oso allungare la mano.


Quando dolorosamente stenderò i muscoli del mio braccio contratto, lo scoprirò beffardamente vicino. E, forse, struggentemente bello.

6 commenti:

  1. Oooh, finalmente un pò di Verità libidico-emotiva che alligna dentro di Lei, liberata da inutili difese ,fuoriesce creando scompiglio, vita, germinazione.
    Abbracciandola calorosamente.
    a.moroni

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  2. ah, sapesse com'è difficile per me trovare le parole... Grazie del caloroso abbraccio, ne avevo proprio bisogno!

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  3. Bene, hai perso un capolavoro di penna, pagina bianca e pensiero. Commento ispirato, commento cancellato. Così gira il mondo.

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  4. cancellato tao? io non cancello MAI i commenti, mi spiace se è andato perso, ti assicuro che non sono stata io. Forse splinder ha fatto casino con gli ultimi black out, vorresti riscriverlo, prego?

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  5. E' difficile per tutti, trovare "le parole". A parte Tao, naturalmente, eccetto quando le perde nella rete (intesa come web).
    a.moroni

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  6. Mai pensato che l'avessi cancellato tu. Semplicemente dopo aver cliccato su "pubblica" è volato via. Riscriverlo? no. Era troppo ispirato.

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