venerdì 12 dicembre 2003

CENA DEGLI AUGURI &...

CENA DEGLI AUGURI


 


Tempo di Natale, cene degli auguri tra colleghi e tra amici, che per i medici è la stessa cosa, dai 18 anni in poi non riesci a frequentare altro che futuri colleghi prima e colleghi poi, con un qualche farmacista imboscato,  e gli amici di infanzia per qualcuno che ancora vive nello stesso paese in cui è cresciuto.


 


L’altra sera eravamo in un locale dove si mangia bene ma molto scarso, come usa oggi: due cucchiai di passato di broccoli e venti grammi di purea di baccalà per primo, con due grammi di bietoline rosse da guarnizione, e dimenticavo l’antipasto: tre canocchie pelate e cotte a vapore con una colatina di aceto balsamico e due minuzie di pomodoro spellato. Di secondo una pallina di purea di fegato, 15 grammi di fegato d’agnello e 20 di carne dello stesso animale, un angolino di frittatina di brutt’aspetto, tutto decorato comme il faut, c’est vrai, ah la Belle France, mais on mange mieux chez nous!


 


E comunque pazienza per la patetica e pretenziosa cucina visto che c’era un barzellettiere feroce  a deliziarci. A seguire, i racconti di quando eravamo in guardia, ch’è più feroce delle barzellette la povera realtà.


 


Una volta, racconta una collega, m’ha chiamato un marito nel mezzo della notte, la moglie è svenuta sul letto. Esco nella notte gelata, ghiaccio sulla strada, la 127, ve le ricordate quelle macchinacce della 104 con le gomme quasi sempre lisce ed il serbatoio invariabilmente vuoto alle due del mattino?, la 127 parte miracolosamente e mi trascina bene o male ad un palazzotto vecchio di periferia, terzo piano senza ascensore, entro nell’ingresso ed ho una visione tutta in rosa a fiorellini di carta da parati sterminata, l’attraverso e vengo introdotta nella camera: un budoir! Pizzi, pizzi, pizzi, copriletto tutto una frappa, letto in ottone infiocchettato, poltroncine ricoperte in rosa e oro ed una variante di carta da parati rosa a fiorellini incombente, mentre le rose centifolie sommergono la finestra in un tripudio di controtende e mantovane.


Sul letto vaporoso sta una donnina scialba, gemente, in deliquio, sospirosa ed affranta, vagamente e diffusamente dolente in ogni dove della minuta anatomia.


La collega, dopo accurata visita ed esaminazione, si ritira in tinello per compilare una ricetta di valium nobilitato da un nome esotico, accolta ancora da sorprendente variazione sul tema tapezzeria rosa a fiorellini/tende/controtende/cuscini.


Ma la misera la richiama. Senza marito, please. Il marito espulso rimane nel nido rosato del tinello, mentre la collega si prepara ad accogliere scabrose confidenze nel boudoir.


“E’ partito!, comunica la dolente, m’ha lasciata!”


“Chi?”


“E’ andato a Milano! Per sempre ha detto. Non lo vedrò mai più!”


“...?...”


“E non riesco a pensare ad altro, soffro, soffro, tutto me lo ricorda....”


“Ma chi, chi?”


“Il mio amante, il tappezziere.....”

5 commenti:

  1. no! :-D come il fornaio abbantantuono in un film di fantozzi! manu

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  2. si, l'ho pensato anch'io: lo sfilatino sfilato e fantozzi che apre tutti gli armadi e armadietti di casa e viene sommerso dal pane!

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  3. ..divertente..eppur vera..notte..^^

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  4. Le pazienti isteriche non finiscono mai di stupire!
    a.moroni

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