giovedì 27 novembre 2003

Ho avuto il piacere di leggere la storia di un amico di Toni, raccontata da Toni. La regalo a tutti col suo permesso. E' la storia di un mio collega. Me ne ha ricordate delle altre. Ve le posterò domani.

 

STORIA DI GIULIO

 

Questo è l'anno delle storie e, al momento, io una storia, piccola piccola ce l'avrei: una "storia vera", con qualche particolare verosimile messo qua e là che possa completare dei tasselli a me sconosciuti, e qualche particolare in meno, ma sostanzialmente irrilevante, per una questione di privacy.
Questa storia fa parte della vita di un tipo che chiameremo Giulio.
Giulio, il mio grande amico dell'università, quello con cui ho condiviso molte emozioni, più o meno belle, che ormai stanno dentro di me.
I fatti di cui sto per narrare risalgono a giugno scorso: sì, il solito mese con il caldo, le ferie ancora lontane, la tv più melenza del solito e i film importanti già in vacanza.
Ma prima di iniziare la narrazione dovete sapere che Giulio sta in una bella città toscana, è specialista in una branca medica, è molto bravo nel suo lavoro, e pare che le emozioni gli scivolino sopra, senza attraversarlo, ma, nonostante questo, è anche molto generoso e altruista, e il suo senso dell'humor non è affatto male.
Ma per quanto riguarda le emozioni, dicevo, è sempre stato per me e per altri un mistero: a volte sembra un blocco di ghiaccio.
Magistrali erano i suoi esami: dava il libretto al professore, lo guardava negli occhi senza volgere lo sguardo, si sedeva nel modo più naturale possibile, come se stesse per assistere ad un film di cui avesse sentito parlar bene.
Il professore di turno, in genere ammorbato da ascelle maleodoranti, specie durante la sessione estiva, circondato da respiri mozzati, voci e mani tremolanti, rassegnato a vivere periodicamente quelle situazioni in un clima da "The day after"- e anche quello "before"-, era a sua volta colpito da quella calma piatta, da quel tipo che sembrava, mentre rispondeva con bell'eloquio alla prima domanda, riferisse ai suoi amici di una partita di calcio a cui lui aveva assistito; non poteva, poi, non cedere alla tentazione di sbirciare nel libretto, e vedere quella sfilza di lodi emanate dai suoi precedenti illustri colleghi.
A quel punto era il professore che cercava di fare bella figura, pensando alle domande più appropriate e cercando di non essere colto in castagna; sì, insomma, alla fine, sotto sotto, qualcuno di quei professori si sentiva sotto esame.
E così, durante la vita di questo mio grande amico, si susseguirono eventi del tutto prevedibili: la laurea, l' apertura dello studio professionale, il matrimonio, i figli, e tutto filava liscio.
Almeno fino a giugno scorso.
tuuu...tuuu
-Pronto..-
-Ciao babbo, allora, la mamma?-
-Ciao Giulio..sta benino, anche se continua ad avere quei vuoti di memoria, ieri sera gli è tornato il mal di testa, ma ora..sta bene. Ho ritirato la risposta,l'ho letta ma non ci ho capito nulla, e non ho trovato nemmeno un dottore per chiedere spiegazioni, se passi per pranzo..
-Va bene, ma non so di preciso a che ora finisco..-
-Prima di uscire chiama, che si butta giù le paste..-
-A dopo!-
tu-tu-tu
Nel susseguirsi degli appuntamenti, quella mattina Giulio ripensò, nei rari spazi bianchi, al cambiamento della mamma negli ultimi tempi: un deterioramento rapido, un susseguirsi di malori e frasi sconnesse, pronunciate paradossalmente da una persona che nel corso della vita aveva sempre dato sfoggio di memoria inossidabile e presenza; lei era presente, ma discreta. Quella presenza era confortante nelle varie situazioni della vita.
E quella presenza era mancata in una modalità troppo repentina.
Era un pensiero che andava e veniva e, come le vecchie pompe a mano che tirano su acqua dal pozzo in modo irregolare e intermittente, insieme a questi motivi dominanti zampillavano all'improvviso le consolatorie convenzioni ricche di:" Certo, a sessantanove anni, una persona è ancora giovane, ma la sua vita l'ha fatta, almeno..." "Menomale che crede in Dio.." "Se andasse via la mamma, avrei la certezza che se ne vanno le persone migliori..".
La Tac aveva mostrato inspiegabili e numerosi spazi vuoti nell'encefalo, esiti permanenti di numerosissimi ictus, ma anche il suo amico neurologo non aveva capito l'esatto motivo: era una persona seria, e richiese ulteriori esami diagnostici per vagliare dei sospetti su cui, però, non si era sbilanciato nemmeno con Giulio.
E dopo un'attesa di settimane, quel giorno, il suo babbo gli diede un foglio proveniente dall' ospedale. La mamma era di là, stava finendo di preparare il pranzo.
-Non so, babbo, è arabo anche per me, quando esco telefono a Stefano, poi ti dico..-
tuuu...tuuu
-Pronto..-
-Ciao Stefano, sono Giulio, scusa se ti disturbo a quest'ora, puoi parlare?-
-Vai tranquillo, Giulio, come stai?-
-Abbastanza bene, anche se non vedo l'ora di andare in ferie..-
-Eh, a chi lo dici..i miei pazzerelli risentono del caldo, e lo sto diventando anch'io..-
..risatine e gorgoglii..
-Senti, Stefano, ho qui la risposta dell'esame che richiedesti un mese fa per mia mamma.. parla di Cadasil ..-
...
-Stefano, mi senti?-
-Sì, Giulio, ..non c'è niente da fare.. purtroppo gli ictus, le ischemie e le necrosi tissutali  andranno avanti ..ha un andamento invalidante, prognosi infausta, e a seconda delle zone che colpisce porterà a deficit motori e cognitivi, purtroppo..e..senti, c'è un'altra cosa.. se poi passi stasera dallo studio, ti dico..è autosomica dominante..-
...
-Giulio, mi senti?-
...
-Sì..Stefano, passerò stasera..ti ritelefono, ciao..-
tu-tu-tu-tu
"autosomica dominante...autosomica dominante..."
Due parole avevano cominciato a produrre, indipendentemente dalla sua volontà, pensieri cupi che si avviluppavano come serpenti uno sull'altro, togliendo spazio a tutto il resto.
Due parole stavano rimbalzando nel suo cervello e producevano schianti fragorosi.
Due parole stavano elaborando il peggio del peggio nella sua testa, la sua calma imperturbabile
se ne stava andando a quel paese..
Fece annullare tutti gli appuntamenti dalla segretaria, si rinchiuse nello studio privato, e cominciò a spulciare su Internet.
Cadasil:Cerebral Autosonal Dominant Arteriopathy with Subcortical Infarcts and Leukoencephalopathy.
Le cose stavano in questi termini: se in quel "bastoncino" trasmesso dalla mamma, all'alba del suo concepimento,  ci fosse stato questo gene, la malattia si sarebbe sicuramente manifestata in lui, perchè quel "bastoncino" avrebbe vinto su quello sano del babbo.
Una specie di bomba ad orologeria con il timer fissato sui 40-50 anni. Quante probabilità di avere in sè il "cromosoma 19" con il gene responsabile della malattia? Visto che i bastoncini della mamma responsabili di quel carattere(malattia sì o malattia no) sono due, uno sano e uno malato, c'era una probabilità su due di averlo, il cinquanta per cento.
Testa o croce.
Pari o dispari.
Una roulette russa con quattro proiettili in un tamburo da otto colpi.
La mamma era arrivata a 69 anni, per fortuna, ma nella maggior parte dei casi i primi sintomi si manifestano a 40-45.
Poteva già essere all'inizio della malattia. Cominciò mentalmente a ripassare le radici quadrate e le potenze, era sempre stato forte in matematica, fino ad allora tutto ok.
tuuu tuuu
-Istituto di analisi, buonasera..-
-Buonasera, sono il dottor Belli , dovrei prenotare un appuntamento urgente per fare un mappaggio cromosomico per una sospetta diagnosi di cadasil.
-Per il prelievo va bene per domattina alle 9,15?-
-Benissimo.-
-Il nome del suo paziente?-
-No..è per me..-
-..Ah..d'accordo, allora la aspettiamo, dottore..-
-Mi scusi, quanto tempo occorrerà per la risposta?-
-Circa tre settimane, dottore...-
-...Più presto non è possibile?-
-Credo di.. no, dottore.-
-... Ah...grazie, buonasera...-
tu tu tu
Tre settimane, erano già passate tre ore interminabili, ne rimanevano 501..
Si era preparato al peggio per la mamma, ma non lo era affatto per se stesso.
All'improvviso, un altro pensiero orrendo lo attraversò interamente.
I suoi due figli: nel caso in cui Giulio fosse risultato malato, poi si sarebbe dovuto lanciare la moneta in aria anche per loro.
All'improvviso era piombato in un incubo, uno dei peggiori da vivere; sicuramente sarebbe durato tre settimane, forse una vita, e comprendendo quelle di Matteo e Virginia, forse due, forse tre vite.
C'era solo da aspettare.
Non c'era alcun modo di proteggere se stesso e i suoi figli.
Tutto dipendeva da un ovulo di 40 anni fa, e ancor prima, un ovulo o uno spermatozoo di 70 anni fa.
Una staffetta maledetta che durava forse da secoli, con un bastoncino che passava di madre(o padre) in figlio.
50 possibilità su cento: nei film d'azione viene comunemente espressa questa percentuale per illustrare una missione ad alto rischio; avrebbe desiderato essere un Rambo o un Indiana Jones per tirar fuori da un posto inesplorato della terra il bastoncino sano, contro nemici spietati, pensando che lo stava facendo anche per i suoi figli.
Invece era costretto, come un pensionato di fronte alla tv, ad assistere all'estrazione del lotto e incrociare le dita.
E a sua moglie, dirlo o no?
Non glielo disse.
Continuò a lavorare, ma dimagrì visibilmente, in casa era taciturno, la sera non voleva mai uscire.
E dormiva male.
tuu tuu
-Pronto?-
-Antonio, ciao, posso parlare?-
-Eccerto che puoi!Come va?-
-Senti.. hai cinque minuti? Dovrei parlarti..-
-..Sicuro..un attimo che cambio stanza..-
Mi raccontò tutto, e me lo raccontò in un modo che non conoscevo di lui, con pause frequenti, voce rotta di pianto, e tornava di continuo a ciò che sarebbe potuto accadere ai suoi figli, e al fatto che se avesse aspettato di fare Virginia, nata da poco, almeno avrebbe avuto un rischio dimezzato, cazzo. E ad un certo punto  perse il filo, e io non sapevo che dire, ma non volevo riattaccare.
-Se ti va, vengo da te stasera..-
-No, ti ringrazio Antonio, non è proprio il caso, Monica non lo sa, non so nemmeno perchè ti..ti farò sapere, ciao..-
tu tu tu
Si era aperto uno squarcio in lui, e da lì erano uscite un sacco di emozioni, nel bene e nel male, ma direi male,viste le circostanze.
Alfine, tutte le restanti 500 ore alternate a lavoro, famiglia, stress, se ne andarono, seppur molto lentamente, e la signorina nella reception gli consegnò la busta.
Scese una rampa di scale, poi arrivò al portone di ingresso del condominio.
Aprì la busta e lesse rapidamente: aveva pescato il bastoncino sano.
Come nel film di Woody Allen "Hannah e le sue sorelle" cominciò a correre e piangere e urlare per la strada,che gli sembrava maledettamente bella, bello l'asfalto, bello il cestino della spazzatura di un verde brillante, bello il cielo, bella la vita.
Tutto bello.
E sani i suoi figli.
Molto probabilmente, però, in qualche altra parte del mondo, qualcuno nello stesso momento ha pescato il bastoncino malato.
Ma questa è un'altra storia, non quella di Giulio, il mio grande amico.


1 commento:

  1. siamo veramente appesi a un filo, che si spezzerà quando decide lui. il momento più brutto è sapere quando

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