domenica 30 novembre 2003

 


                                       GES


 


Ges si sveglia, discosta le coperte dal materasso, si alza e si stiracchia. Le coperte scivolano a terra disordinatamente. Ges, alzando le spalle, va a farsi un caffè. Riempie il filtro della caffettiera di zucchero, la mette sul fuoco. Poi si versa la bevanda nella tazza e aggiunge un cucchiaino di caffè macinato. Ne beve un sorso e versa il resto nel secchiaio.


Va a vestirsi. Si mette un pantalone azzurro, una camicia gialla, un gilè imbottito nero, un calzino giallo ed uno blu e un paio di scarpe di pelle nera senza lacci, un bastone con un pomo d’argento ed infine i suoi inseparabili occhiali da sole firmati. Esce.


Chiude a chiave la porta dopo un certo numero di tentativi. Si avvia verso il parco, giocherellando col bastone: lo fa risuonare sulle sbarre dei cancelli, rimescola le foglie secche, colpisce le ruote delle auto in sosta. Una di queste possiede un antifurto, che scatta facendo un sacco di baccano.


Entra nel parco. Si è portato da casa un sacchetto di briciole per dar da mangiare ai piccioni. Si siede su una panchina e butta le briciole per terra, senza curarsi del fatto che i piccioni non si facciano vedere. Un altro uomo lo raggiunge.


“Come va, vecchio mio?”


Ges si gira. Accanto a lui è seduta un’altra persona.


“Non male - risponde - Mi piace trascorrere un po' di tempo qui al parco, prima del lavoro”


“E il tuo lavoro di centralinista, come va?”


“Oggi ho il turno pomeridiano. Comunque, si sopravvive”


“Ormai è ora di pranzo. C’è un’osteria qui vicino: vieni a mangiare qualcosa?”


“Certamente” fa Ges, alzandosi.


I due si dirigono verso l’osteria. L’amico ordina un’insalata, Ges una minestra e una bottiglia di vino. Stappa la bottiglia, ne versa un po’ nella minestra. L’amico prende a sua volta la bottiglia e riempie i bicchieri di entrambi.


“Un brindisi?” domanda l’amico.


“Certo. Alla nostra...”


Ges porta il suo bicchiere contro quello dell’amico, ma lo scaglia di un centimetro.


“Prendi meglio la mira” suggerisce l’amico.


Ges traccia col dito la traiettoria nell’aria, poi fa avanzare il bicchiere troppo forte. Il suo bicchiere va a cozzare contro quello dell’amico, rompendosi.


“Acc...”


“Devi stare più attento”


“Già, ora mi tocca pagare”


“Non preoccuparti, sono sicuro che chiuderanno un occhio”


“Mi prendi in giro?”


“No, ehm, scusa, lo so che certe espressioni ti offendono. Scusa, m’è scappata”


“Non preoccuparti.”


“Problemi, eh?”


“Già. Ormai è passato più di un anno dall’incidente, eppure faccio fatica ad adattarmi. Anche oggi ho incasinato tutto”


“Non darti pena, sono sicuro che riuscirai ad abituarti, alla fine”


Ges sospira. Al ricordo dell’incidente gli vengono le lacrime agli occhi.


“Forza, devi fartene una ragione, me la sono fatta anch’io quando mia moglie mi ha piantato dopo due mesi di matrimonio”


“Non è la stessa cosa”


“Hai ragione anche tu, però sei sempre vivo e in buona salute. Hai corso molti rischi, ma alla fine te la sei cavata”


“Già, è vero, ma la vita è sempre dura, per un cieco...”


 


prestato da Alessandro che lo ha scritto due anni fa su commissione della prof di lettere la quale, per nulla soddisfatta, l'ha respinto con un drastico 4.

4 commenti:

  1. A me è piaciuto molto.

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  2. In questi giorni sono un pò preso. Spero che lungo il corso della prossima settimana, potrò dedicarmi ai Suoi racconti, poichè, tra l'altro mi mancano( le avevo promesso anche una mai)l. Forse proprio perchè è proprio un periodo faticoso. A presto.
    a.moroni

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  3. Che tristezza certe insegnanti che non riescono a vedere ad un MM dal loro naso! Il racconto è molto bello e del 4 non ce ne può importare di meno :)

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  4. ...anche Einstein aveva 4 in matematica, se per questo. Ah, questi insegnanti!
    a.moroni

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